Politica ed economia

Le sfide dell'Europa davanti alla migrazione

La crescente instabilità nel vicinato meridionale dell’UE ha fatto aumentare il numero di persone che cercano di raggiungere l’Unione europea. L’UE e i suoi Stati membri stanno intensificando gli sforzi per definire una politica migratoria europea efficace, umanitaria e sicura.
La nostra società celebra le differenze, il pluralismo, l’identità politica.
Anzi, li ritiene caratteristiche emblematiche di una democrazia progressista e moderna. Tuttavia negli ultimi anni si è diffusa una certa diffidenza verso il multiculturalismo, la cui caratteristica più evidente è il peso che viene dato appunto alla cultura, all’etnia o alla religione rispetto ad altre coordinate, come la classe sociale o la generazione, che in passato avevano ben altro peso.
Settant’anni anni di politiche multiculturaliste in Europa hanno creato società frammentate, minoranze non trattate come cittadini ma come membri di particolari gruppi etnici che, ad intervalli regolari, esplodono in rivolte violente.
Dall’altro lato i detrattori del multiculturalismo espongono fallacemente, anche in chiave storica, le loro derive razziste malcelate dietro assurde pretese di distruzione della “nostra” cultura, della “nostra” storia, della “nostra” tradizione.
L’analisi delle generazioni di immigrati che si sono succedute dal dopoguerra a oggi non lascia spazio a ipotesi di inevitabilità dei conflitti attuali.
Non c’è uno scontro di culture, bensì una mala gestione del fenomeno migratorio che ha trasformato la convivenza in una polveriera.
Il tutto va ad intersecarsi con la difficile costruzione di quella che doveva essere la “cittadinanza europea”, naturale successore degli stati-nazione morenti e alveo di costruzione dell’identità multi-livello, ferita a morte da una crisi economica-migratoria senza precedenti.

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Argo's Digest, Politica e economia

España Va Bien – Lettura del voto del 28 aprile

Le elezioni spagnole del 28 aprile si sono concluse con una vittoria importante del Partido Socialista Obrero Español (PSOE) e soprattutto del suo segretario generale, nonché presidente uscente, Pedro Sánchez. Uno scenario quasi idilliaco per la sinistra e una batosta pesante per quasi tutta la destra, in particolare per il Partido Popular di Pablo Casado, che perde più del 50% di seggi in solo tre anni e fa precipitare il partito in una crisi non solo politica ma anche economica. Ma al di là di vincitori e vinti, le elezioni spagnole lasciano tanti spunti di riflessione e di analisi.

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Argo's Digest, Politica e economia

Barra a destra #euro2019

Se il 2017 era sembrato l’anno della frenata per la destra nazionalista, intimorita dal rampollo dell’establishment neoliberale, il 2018 è stato l’anno della sua conferma; il risultato della Lega, la vittoria di Bolsonaro, l’avanzata...

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