Non categorizzato

Perché il referendum della Lega non ci darà il sistema inglese

I referendum abrogativi sono per loro natura molto poco chiari alla prima lettura. Devo infatti elencare tutte le modifiche che si vogliono apportare alla legge, lasciando implicita la ratio della modifica.

Ci vuole spesso un po’ di lavoro per confrontare i testi e scoprire ciò che il proponente del referendum abbia davvero in mente.

Così è anche per il referendum proposto dalla Lega che a prima vista sembra voler istituire in Italia lo stesso sistema elettorale in vigore nel Regno Unito.

Il First-Past-The-Post (il primo prende il posto, come viene chiamato il sistema elettorale del Regno Unito) prevede che il territorio nazionale sia diviso in tante parti quanti sono i parlamentari da eleggere e che in ognuno il candidato che prende più voti venga eletto.

Ciò fa sì che vengano rappresentati in parlamento soprattutto i partiti più grandi portando a situazioni simili al famoso bipolarismo statunitense (Democratici vs Repubblicani) o inglese (Labour vs Tories).

Ma, come ogni sistema elettorale in grado di sopravvivere ai decenni, presenta alcuni importantissimi contrappesi: dacché l’elezione avviene collegio per collegio (che generalmente sono un aggregato di comuni limitrofi) i parlamentari sono spesso più interessati a portare avanti gli interessi del proprio collegio che quelli del proprio partito e, allo stesso modo, se c’è un tema importante in un collegio a cui nessun partito riesce a dare una risposta soddisfacente gli elettori di quel collegio possono organizzarsi con una candidatura indipendente.

In altre parole il First-Past-The-Post garantisce un equilibrio fra governabilità (cioè la capacità del parlamento di esprimere un governo stabile) e rappresentanza (degli elettori) creando generalmente due grandi blocchi piuttosto eterogenei che su alcuni temi si presentano in disaccordo al loro interno (la cosa più simile in Italia fu la sfida Unione -da Diliberto a Mastella- Casa delle Libertà -da Casini a La Russa-) al di fuori dei quali si muovono alcuni parlamentari fortemente legate alle istanze dei territori che li hanno eletti.

Nel referendum della Lega però questi contrappesi (di cui il più importante è potersi candidare al di fuori dei partiti) scompaiono.

L’articolo 18-bis della legge elettorale per la Camera (Decreto del Presidente della Repubblica 361 del 1957) viene modificato nel seguente (la legge per l’elezione del Senato fa riferimento alla legge per la Camera):

Art. 18-bis.

1. La dichiarazione di presentazione delle liste di candidati per l’attribuzione dei seggi nei collegi uninominali, deve essere sottoscritta da almeno 1.500 e da non più di 2.000 elettori iscritti nelle liste elettorali di comuni compresi nel medesimo collegio o, in caso di collegio compreso in un unico comune, iscritti nelle sezioni elettorali di tale collegio. Ciascuna lista deve presentare candidature in almeno due terzi dei collegi della circoscrizione, a pena di inammissibilità. In caso di scioglimento della Camera dei deputati che ne anticipi la scadenza di oltre centoventi giorni, il numero delle sottoscrizioni e’ ridotto alla meta’. Le sottoscrizioni devono essere autenticate da uno dei soggetti di cui all’articolo 14 della legge 21 marzo 1990, n. 53. La candidatura deve essere accettata con dichiarazione firmata ed autenticata da un sindaco, da un notaio o da uno dei soggetti di cui all’articolo 14 della legge 21 marzo 1990, n. 53. Per i cittadini residenti all’estero l’autenticazione della firma deve essere richiesta ad un ufficio diplomatico o consolare.

1-bis. Nel caso di liste collegate tra loro ai sensi dell’articolo 14-bis, queste presentano, salvo quanto stabilito all’ultimo periodo del presente comma, il medesimo candidato nei collegi uninominali. A tale fine, l’indicazione dei candidati nei collegi uninominali deve essere sottoscritta per accettazione dai rappresentanti, di cui all’articolo 17, di tutte le liste tra loro collegate che presentano il candidato. Nelle liste di candidati presentate in un collegio in cui partiti o gruppi politici organizzati rappresentativi di minoranze linguistiche riconosciute presentano separatamente proprie candidature nei collegi uninominali ai sensi dell’articolo 14-bis, comma 2, queste sono indicate separatamente e sono specificamente sottoscritte dai rappresentanti, di cui all’articolo 17, di tutte le liste tra loro collegate.

2. Nessuna sottoscrizione è richiesta per i partiti o gruppi politici costituiti in gruppo parlamentare in entrambe le Camere all’inizio della legislatura in corso al momento della convocazione dei comizi. In tali casi, la presentazione della lista deve essere sottoscritta dal presidente o dal segretario del partito o gruppo politico ovvero da uno dei rappresentanti di cui all’articolo 17, primo comma. Il Ministero dell’interno provvede a comunicare a ciascun Ufficio elettorale circoscrizionale che la designazione dei rappresentanti comprende anche il mandato di sottoscrivere la dichiarazione di presentazione delle liste. La firma del sottoscrittore deve essere autenticata da un notaio o da un cancelliere di tribunale. Nessuna sottoscrizione è altresì richiesta per i partiti o gruppi politici rappresentativi di minoranze linguistiche che abbiano conseguito almeno un seggio in occasione delle ultime elezioni per la Camera dei deputati o per il Senato della Repubblica.

2-bis. I candidati nei collegi uninominali accettano la candidatura con la sottoscrizione della stessa. Per ogni candidato devono essere indicati il nome, il cognome, il luogo e la data di nascita, il codice fiscale e il collegio per il quale viene presentato. 

3.1. Nel complesso delle candidature presentate da ogni lista o coalizione di liste nei collegi uninominali a livello nazionale, nessuno dei due generi può essere rappresentato in misura superiore al 60 per cento, con arrotondamento all’unità più prossima. L’Ufficio centrale nazionale assicura il rispetto di quanto previsto dal presente comma, in sede di verifica dei requisiti di cui all’articolo 22, primo comma, numero 6-bis). 

Il comma 1 è quello più importante: ogni candidato deve appartenere a una lista che si presenti in almeno due terzi dei seggi di una circoscrizione: questa può essere un partito, una coalizione (comma 1-bis) o al limite un coordinamento di candidati.

La tabella qui sotto riassume per ogni circoscrizione il numero minimo di candidati della lista

Camera
Circoscrizione Deputati Due Terzi
Valle d’Aosta 1 1
Piemonte 1 (TO) 23 16
Piemonte 2 (AL, AT, BI, CN, NO, VB, VC) 22 15
Lombardia 1 (MB, MI) 40 27
Lombardia 2 (CO, LC, SO, VA) 22 15
Lombardia 3 (BG, BS) 23 16
Lombardia 4 (CR, LO, MN, PV) 17 12
Trentino-Alto Adige 11 8
Veneto 1 (BL, TV, VE) 20 14
Veneto 2 (PD, RO, VI, VR) 30 20
Friuli-Venezia Giulia 13 9
Liguria 16 11
Emilia-Romagna 45 30
Toscana 38 26
Umbria 9 6
Marche 16 11
Lazio 1 (RM) 38 26
Lazio 2 (FR, LT, RI, VT) 20 14
Abruzzo 14 10
Molise 3 2
Campania 1 (NA) 32 22
Campania 2 (AV, BN, CE, SA) 28 19
Puglia 42 28
Basilicata 6 4
Calabria 20 14
Sicilia 1 (AG, CL, PA, TP) 25 17
Sicilia 2 (CT, ME, EN, RG, SR) 27 18
Sardegna 17 12
Estero 12 8
Senato
Circoscrizione Senatori Due Terzi
Valle d’Aosta 1 1
Piemonte 22 15
Lombardia 49 33
Trentino-Alto Adige 7 5
Veneto 24 16
Friuli-Venezia Giulia 7 5
Liguria 8 6
Emilia-Romagna 22 15
Toscana 18 12
Umbria 7 5
Marche 8 6
Lazio 28 19
Abruzzo 7 5
Molise 2 2
Campania 29 20
Puglia 20 14
Basilicata 7 5
Calabria 10 7
Sicilia 25 17
Sardegna 8 6
Estero 6 4

Per candidarsi come deputato a Milano sarà necessario trovare altre 26 persone e raccogliere quindi circa 50.000 firme per potersi candidare.

Allo stesso modo un aspirante senatore triestino dovrà trovare altri 4 candidati nella ragione (probabilmente qualcuno anche al confine con il Veneto) e raccogliere quasi 10.000 firme.

Sono numeri grandi che necessita di una struttura organizzata e capillare come solo i partiti possono garantire (e forse nemmeno più loro).

Il comma 2 evita ai partiti già in parlamento di raccogliere circa due milioni di firme e il comma uno rende proibitivo per chiunque altro candidarsi.

La scelta della Lega di non rimuovere anche la frase “Ciascuna lista deve presentare candidature in almeno due terzi dei collegi della circoscrizione, a pena di inammissibilità” neutralizza il principale contrappeso del First-Past-The-Post rendendo quasi impossibile candidarsi al di fuori dei partiti e consegnando così ancora più potere alle segreterie dei 2 o 3 partiti maggiori, lasciando ai partiti più piccoli qualche seggio sicuro in cambio dell’appoggio alle urne.

Si verrebbe a creare, cioè, uno stranissimo uninominale di lista dove più che i candidati contano i partiti, dove qualsivoglia contrappeso di pluralità è soffocato dall’impossibilità di candidarsi al di fuori dei partiti e in cui, in ultima istanza, i gruppi parlamentari sarebbero legati al leader del partito più di quanto accada già oggi.

 

Michele Ciruzzi on Twitter
Michele Ciruzzi
23 anni, Milanese insediato a Torino.
Studente di Matematica e Economia. Giocatore di Ruolo.
Di Sinistra e Democratico, però non riesco a essere amico di tutti...
Avatar

About Michele Ciruzzi

23 anni, Milanese insediato a Torino. Studente di Matematica e Economia. Giocatore di Ruolo. Di Sinistra e Democratico, però non riesco a essere amico di tutti...

Related Posts