Antropologia e società, Politica e economia, Religione e cultura

Lettera dai popoli indigeni della Repubblica di Sakha, Jacuzia

Cari amici e alleati,

Mentre la guerra in Ucraina infuria, portando terrore alle sue genti e terre, noi, i popoli indigeni del Nord, denunciamo con forza le atrocità portate avanti dalle forze armate russe ed esprimiamo la nostra solidarietà con il popolo Ucraino. Il fatto che la Russia stia commettendo genocidi in Ucraina per sradicare lo stato ucraino e ogni resto della sua identità mentre divora parte della sua stessa nazione sta diventando sempre più evidente ogni giorno che passa. Questi metodi imperiali sono il risultato di secoli di oppressione dei popoli indigeni, storicamente non riconosciuti e ancora oggi colonizzati, che hanno permesso a questa logica di riversarsi sui paesi circostanti. In questa lettera collettiva, vogliam condannare come la Federazione Russa abbia afflitto minoranze etniche e popoli indigeni della Siberia attraverso un violento programma tattico di cancellazione di identità.

La Siberia si estende per circa il 77% del territorio russo ed è divisa in diversi tipi di distretti federali: repubbliche, oblast (province), kraj (territori) e regioni autonome. La Repubblica di Sakha (Jacuzia) è situata all’interno della regione siberiana; è la più grande regione della Federazione Russa ed è abitata da sei gruppi etnici riconosciuti: Even, Evenk, Dolgan, Chukchi, Yukaghir e Sakha. Storicamente, la Russia ha esteso i suoi confini sottomettendo territori che ospitavano varie popolazioni indigene. Pulizia etnica, deportazioni, assimilazioni, russificazione, rimozione culturale e sfruttamento di risorse locali andavano di pari passo con la conquista di questi territori. Questo lato oscuro della storia russa non è mai stato discusso o approfondito, specialmente all’interno della Federazione, in cui la gerarchia imposta di culture ed etnie è normalizzata da lungo tempo, descritta come naturale e riprodotta dalle espressioni culturali.

L’idea di “amicizia del popolo” proclamata dall’Unione Sovietica influenza ancora l’opinione di molte persone. Ha aiutato a diffondere l’illusione di omogeneità. Le raffigurazioni mostrano la nazione titolare, “i Russi”, al centro della storia, circondati da minoranze. Questi simbolismi erano una guerriglia concettuale che l’impero ha usato per decenni. Questo sentimento si è poi evoluto nella narrazione di stato che sottolinea la necessità di cooperare contro il male comune, così come si vede nei video promozionali in cui i rappresentanti delle minoranze etniche si dichiarano russi. Questa propaganda è carica di storie false riguardo i popoli indigeni “selvaggi e incivili”, esagerando a dismisura la responsabilità dei loro crimini. In tal modo diventano “il volto della guerra”. Diventa evidente che queste narrazioni artificiose sono comandate dal desiderio di servire i bisogni dello stato.

Il 20 Settembre 2022 la Duma Russa ha varato un emendamento al Codice Criminale, introducendo i concetti di “mobilitazione”, “legge marziale” e “tempo di guerra”. Il giorno seguente, gli ufficiali di stato hanno annunciato i “referendum” per i territori ucraini occupati, insieme alla “mobilitazione parziale” di 300’000 cittadini con l’esperienza minima per ricoprire alcuni ruoli militari. Quella notte, gli avvisi di coscrizione sono stati consegnati alle porte dei residenti siberiani e del Lontano Est, ordinando loro di lasciare le loro case entro il mattino (senza lasciare il tempo di prepararsi o salutare le proprie famiglie). A causa delle condizioni geografiche, la nostra regione sta affrontando seri tagli infrastrutturali: internet e servizi telefonici non sono accessibili alla gran parte dei paesi della Jacuzia. I canali televisivi via cavo, che sono la principale fonte di informazione, funzionano da veicoli di propaganda. Non esiste fonte alternativa che possa fornire prospettive alternative sulla guerra. Di conseguenza, la maggioranza delle persone coscritte nelle aree remote è stata o disinformata riguardo la guerra o non ha avuto idea che la coscrizione fosse in corso. Qui, a 4900km da Mosca, 4750 uomini erano nelle liste di reclutamento (stima a cura dei volontari della Fondazione Jacuzia Libera, a causa dell’assenza totale di statistiche affidabili da parte delle autorità russe). Gli jacuziani sono terrorizzati dall’estensione delle coscrizioni, che non seguono principi di proporzionalità e consistenza. Tra di essi sono stati reclutati uomini con più di 55 anni, studenti a tempo pieno, persone con disabilità e altri fuori dalle liste che sono stati deportati da questo sistema totalitario.

Secondo la costituzione, è illegale reclutare da villaggi sotto una certa soglia di popolazione nelle terre indigene del Nord. Ciononostante, gli elicotteri atterrano in piccole e remote comunità artiche, raccolgono i cittadini che non sono a conoscenza dei propri diritti e che non parlano russo e li deportano al confine con l’Ucraina. La persistenza con la quale queste coscrizioni prendono di mira le regioni in cui i costi di trasporto sono proibitivi è allarmante. Se fino al mese scorso far arrivare un elicottero per emergenze mediche era un calvario che poteva richiedere settimane di attesa, lo stato deporta coscritti come se non esistessero limiti logistici. Tutte queste violazioni si sincronizzano con le stagioni, una parte vitale della vita delle comunità siberiane. Ora che la prima neve tocca terra, come faranno i bambini, gli anziani e le donne a sopravvivere all’inverno estremo in assenza di membri fondamentali delle loro comunità?

Il 25 Settembre, le donne jacute hanno organizzato una manifestazione pacifica: centinaia di figlie, sorelle e madri si sono unite alla protesta al grido di “No alla guerra!”, “No alla mobilitazione!”, “No al genocidio!”. La propaganda di stato ha tentato di appropriarsi di questa azione civile descrivendo la manifestazione come favorevole alla mobilitazione. Tutte le prove video mostrano però che è un’interpretazione erronea e distorta di ciò che è accaduto. La reazione internazionale a questi eventi, specialmente tra chi non ha decenni di esperienza di vita in un paese totalitario, è stata la supposizione che gli jacuti si siano svegliati solo contro la mobilitazione e non contro la guerra in sé. È importante sottolineare che la maggioranza di chi ha accesso ai mezzi d’informazione nella Repubblica di Sakha non ha mai supportato la guerra: semplicemente perché non è la nostra guerra. Da quando è iniziata c’è stata meno resistenza civile visibile e vari gruppi antimilitaristi anonimi sono emersi nello stato senza diritti umani che non rende facile parlare liberamente.

Il 1° Ottobre, un’altra manifestazione ha avuto luogo, questa volta fallita a causa dell’oppressione degli ufficiali: i luoghi di raduno sono stati occupati dalle “forze di sicurezza”, che sono state inviate da Mosca come rinforzo ai colleghi locali che, agli occhi del Cremlino, non erano sufficientemente attivi. Gli studenti, minacciati con l’espulsione, sono stati costretti a correre in file in quei posti senza alcun motivo. 23 donne sono state arrestate da strade e fermate degli autobus, molte inseguite dalle forze sopra menzionate.

Un tentativo di salvaguardia e protezione dei diritti inalienabili delle popolazioni indigene è stato fatto nella Costituzione Jacuta originale (1992). È stata scritta nel rispetto delle nostre tradizioni, culture e usanze. Includeva inoltre “protezione da ogni tipo di assimilazione forzata ed etnocidio, eliminazione di identità etnica, siti sacri e storici, monumenti di cultura materiale e spirituale”. Nonostante questo, a causa dell’amministrazione di Putin e degli emendamenti costituzionali varati da quando è in carica, la nostra Repubblica ha costantemente perso il suo grado d’indipendenza rimasto e la Costituzione non svolge più il suo ruolo. Allo stesso modo, la Russia non ha adottato la Dichiarazione dell’Assemblea Generale dei Diritti delle Popolazioni Indigene nel 2007, che assicura i diritti delle popolazioni indigene sui territori e sulle risorse naturali che hanno storicamente posseduto. Il fatto che il lato russo abbia respinto la proclamazione in modo esplicito mostra che le repubbliche nazionali popolate da indigeni non sono altro che contenitori di materia prima che Mosca intende saccheggiare.

Il governo russo si impegna nell’estrarre risorse dai territori delle popolazioni indigene senza alcun riguardo per i diritti umani o gruppi ambientali. Questo sfruttamento ha spesso conseguenze ecologiche catastrofiche: inquinamento dell’acqua di laghi e fiumi, incendi ed erosione del suolo. Le popolazioni indigene delle repubbliche sono vittime di malattie oncologiche e congenite incurabili. I nostri diritti sono violati dallo stato di cui facciamo parte a causa di ingordigia imperiale. L’illusione che questo regime politico provi a comprendere la nostra società non ha fondamento tangibile. La Russia, l’Unione Sovietica e l’Impero Russo sono stati costantemente ostili verso le popolazioni indigene che abitavano nei loro confini. Lo stato si è appropriato dei nostri nomi, eliminato i nostri linguaggi, esaurito le nostre terre e inquinato le nostre acque. Nelle nostre lande ancestrali, siamo ostaggi dello stato, forzati a testimoniare la sparizione del “familiare” in relazione alle nostre terre.

La campagna di lungo corso dello stato necessita dell’attuale pulizia etnica come requisito per sradicare le popolazioni indigene, molte delle quali non esistono più o sono sopravvissute in numeri inferiori a dieci. È arrivato il momento di far sentire le nostre voci e portare queste conversazioni all’attenzione di tutti, sia localmente che globalmente. Dobbiamo riconoscere l’etnocidio delle popolazioni indigene della Russia, così come lo sfruttamento senza fine degli ecosistemi già fragili che conduce all’intensificazione dei processi di riscaldamento globale e ha effetti di lungo corso su scala planetaria. Con questa lettera cerchiamo solidarietà con le comunità indigene e i loro alleati in tutto il mondo. Vorremmo chiedervi aiuto nel diffondere la nostra storia e condividere ciò che sta accadendo alle popolazioni indigene in Russia con le vostre famiglie, comunità, giornali locali e politici. Speriamo nella vostra comprensione e apprezziamo ogni supporto nel sensibilizzare riguardo queste circostanze.

Andrea Barresi
Dottorando in fisica teorica, aspirante scrittore solarpunk, amante dell'Est Europa, chiacchierone controverso e... mi sono perso.
author-avatar

About Andrea Barresi

Dottorando in fisica teorica, aspirante scrittore solarpunk, amante dell'Est Europa, chiacchierone controverso e... mi sono perso.