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“Les Bleus – une autre histoire de France” è un documentario  sulla nazionale francese ma non parla praticamente mai di calcio.

Diretto da David Dietz e prodotto da Antenne 2 France è uscito l’anno scorso e recentemente si trova a disposizione nel catalogo italiano di Netflix, Les Bleus tratta la nazionale per come viene percepita: un simbolo tra i più importanti in una nazione che di simboli ne ha prodotti parecchi e sembra non voglia rinunciarvi mai.

Racconta principalmente il rapporto tra un popolo e la sua rappresentazione calcistica, un Paese che attraversa fortissimi cambiamenti demografici e primo in occidente subisce vistosamente le conseguenze deleterie di un’integrazione mal concepita e peggio gestita.

Descrive con dovizia l’accidia di un mondo della politica che – da ambo le parti – interferisce indebitamente con il mondo dello sport per farsi propaganda e usare alternativamente la nazionale come specchietto per le allodole o capro espiatorio riguardo ai problemi che risiedono invece nella quotidianità di una società sempre più ripiegata dolorosamente su sè stessa.

Racconta il grottesco del motto “black blanc beur” (nero bianco magrebino) coniato per la nazionale campione del mondo e d’europa, a posteriori riconosciuto come una descrizione posticcia di un’integrazione mai avvenuta, un nascondere dietro alle vittorie una coabitazione sempre più problematica.

Il documentario manca certamente di una visione descrittiva di questi fenomeni – economica, sociologica o antropologica – e si limita a tenere il filo delle diverse fasi della nazionale francese e dei suoi rapporti con la stampa e l’opinione pubblica (e le elezioni politiche) ma il rivedere tutto d’un fiato i mutamenti di vent’anni di storia recente – dalla gioia ottimistica di Lionel Jospin, all’exploit di Le Pen padre al ballottaggio presidenziale, all’attentato al Bataclan e i giorni nostri con Le Pen figlia in corsa da favorita per la presidenza – offre molteplici spunti di riflessione.


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Federico Dolce
35, M, Torino Laureato in Scienze Politiche, lavoro nell'Informatica da più di 15 anni. Mi occupo di mercato del lavoro, geografia politica, Europa. E computers.