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Il mito dell’elettore mediano: perché provare a vincere al centro spesso non funziona

Per anni tra gli appassionati di politica e gli addetti ai lavori si è ripetuto spesso che le elezioni, soprattutto quando si candidano due grandi blocchi contrapposti, si vincano raccogliendo più voti dell’avversario tra i moderati, come se i voti degli elettori più schierati fossero un bottino saldamente in cassaforte.

Questa idea è stata uno dei capisaldi delle svolte “centriste” di tanti partiti della sinistra europea, come il PD in Italia, e dei Democratici negli USA.

Uno studio del Voter Study Group pubblicato recentemente dal sito americano di data journalism FiveThirtyEight ha provato a sfatare questo mito.

Attraverso i dati attenuti con un’indagine demoscopica che ha coinvolto 6.779 potenziali elettori statunitensi gli autori dello studio hanno cercato di capire se gli elettori che si definiscono moderati siano davvero contendibili (o se in realtà abbiano comunque una forte identificazione con uno dei due partiti maggiori) e se le loro posizioni siano davvero “centriste”.

Moderato, indeciso e indipendente non sono la stessa cosa

Innanzitutto chiariamo i termini: moderato è un’autodefinizione degli intervistati, indeciso è chi non ha una preferenza di voto chiara tra Trump e un generico candidato Democratico alla presidenza degli USA, indipendente è chi non solo non si identifica né come Democratico né come Repubblicano e risponde anche in modo significativamente diverso da chi si identifica in uno dei due partiti.

Premesso ciò, nel diagramma realizzato da FiveThirtyEight vediamo che più del 40% degli intervistati si identifica in una di queste tre categorie ma la metà di questi sono moderati con una chiara affiliazione partitica, cioè voti non contendibili.

Inoltre l’11% degli intervistati (cioè un quarto del gruppo su cui ci stiamo focalizzando) non è moderato, pur essendo indeciso o indipendente (e quindi contendibile).

Moderato, indipendente e indeciso non sono sinonimi di centro

Se fossero vere le premesse della teoria dell’elettore mediano gli indecisi e i moderati dovrebbero essere concentrati al centro su quasi ogni tema.

L’autore della ricerca invece ha riassunto le risposte degli intervistati su due temi (immigrazione e politica economica) e rappresentato in questi grafici la distribuzione delle diverse categorie.

Notiamo subito che gli indecisi sono ovunque: tanto tra i favorevoli all’immigrazione quanto tra i suoi strenui avversari, così come troviamo un buon numero di indecisi tanto a sinistra quanto a destra sui temi economici.

In altre parole tutto lo spazio politico appare contendibile e appetibile, sicuramente negli Stati Uniti ma verosimilmente anche in Europa.

Allo stesso modo i moderati sono abbastanza distribuiti in tutto lo spazio politico, anche se una concentrazione maggiore appare sostenere politiche più accoglienti in tema di immigrazione e più redistributive in campo economico (ma ciò è probabilmente una reazione ai toni e ai temi del dibattito pubblico americano, dove i Repubblicani hanno chiamato per anni sé stessi conservatori, lasciando che fossero per lo più i Democratici a definirsi moderati).

Anche gli indipendenti sono ben distribuiti nello spazio, soprattutto lungo la diagonale orizzontale nel grafico, che è l’asse su cui si distribuiscono oggi Democratici e Repubblicani.

Nemmeno i moderati indipendenti e indecisi (cioè il 2.4% al centro del diagramma di Venn da cui abbiamo cominciato) si concentrano al centro.

Conclusioni

Il centro politico esiste, è composto di persone che hanno idee intermedie su molti temi, ma non sembra particolarmente affollato o contendibile.

Anzi, coloro che non sono fidelizzati da un certo partito sono sparsi un po’ ovunque nello spazio politico, tanto al centro quanto agli estremi.

Infine il “moderatismo” parrebbe essere una precisa posizione politica, con le sue idee e i suoi elettori, piuttosto che un’ampia pirateria di elettori indecisi pronti a votare un partito un po’ meno esterno degli altri.

Ciò è vero a maggior motivo in un sistema multipolare, come quelli europei, dove un partito moderato può nascere in alternativa ai partiti estremi e dove abbiamo visto che l’adozione del moderatismo ha spesso comportato la perdita di consenso (lasciare la via vecchia per una nuova dove non c’è poi così tanta gente)

Lo studio originale è disponibile sul sito di FiveThirtyEight

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Michele Ciruzzi
23 anni, Milanese insediato a Torino.
Studente di Matematica e Economia. Giocatore di Ruolo.
Di Sinistra e Democratico, però non riesco a essere amico di tutti...
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