Argo's Digest, Politica e economia

Il grande puzzle delle elezioni olandesi

Dal 15 al 17 marzo si sono svolte nei Paesi Bassi le elezioni legislative per rinnovare la Camera dei Rappresentanti. E subito dopo la prima frase, uno potrebbe chiedersi: “ma a me, precisamente, cosa dovrebbe importare dell’Olanda?” 

Oltre ad essere tra i paesi fondatori dell’Unione Europea, i Paesi Bassi ricoprono un ruolo estremamente importante all’interno della politica europea. Primo, perché un gran numero di multinazionali, tra cui la “nostrana” FCA, hanno sede legale nel paese, principalmente per via del “disinvolto” sistema tributario vigente (leggasi: paradiso fiscale). Secondo, perché il governo dei Paesi Bassi, guidato da ormai dieci anni da Mark Rutte, l’uomo che annaffia i tulipani col Moët si annovera tra le fila dei “rigoristi”, cioè tra coloro che richiamano l’Unione al rigido rispetto delle regole di bilancio e che hanno osteggiato, durante la discussione sui Coronabond, ogni tentativo di mutualizzazione del debito. A tal proposito, il ministro delle finanze olandese aveva dichiarato che fosse necessario “comprendere i motivi per cui [i paesi che richiedono i Coronabond] non hanno abbastanza spazio di bilancio per rispondere all’impatto economico della crisi” 1.

Per questi e per molti altri motivi, capire cosa è successo e cosa succederà nei prossimi mesi (o forse anni) nei Paesi Bassi dovrebbe interessare non solo ai nerd della politica.

 

I partiti di governo: chi sale, chi scende

Il governo uscente dei Paesi Bassi si fonda su un accordo tra quattro partiti: il partito di Mark Rutte, cioè Partito Popolare per la Libertà (VVD, dal nome olandese), l’Appello Cristiano Democratico (CDA), il partito di Wopke Hoekstra, il simpatico ministro delle finanze di cui sopra, l’Unione Cristiana (CU) e i Democratici 66 (D66). La formazione di questa alleanza di governo non è stata per nulla semplice ed ha richiesto la bellezza di 225 giorni, con buona pace di chi considera le crisi di governo italiane un rompicapo irrisolvibile. Il motivo alla base di questa difficoltà è semplice: i partiti che formano la coalizione sono molto diversi fra loro. Ad esempio, mentre il partito di  Hoekstra, la CDA, è generalmente conservatore in materia di diritti civili, il partito D66 è generalmente progressista sull’argomento. Per capirci, immaginate di dover mettere d’accordo Antonio Tajani ed Emma Bonino su un tema come l’eutanasia.

Sigrid Kaag, leader di D66

A questo punto vi verrebbe da dire: “bene, lo hanno fatto già una volta, non possono farlo una seconda?” E la risposta, manco a dirlo, è no. Perché se è vero che questi quattro partiti si sono messi d’accordo già una volta, bisogna però considerare che i pesi relativi in parlamento dopo le elezioni del 2017 erano completamente diversi. Rispetto alle elezioni del 2017, il partito di Mark Rutte, il VVD, si è confermato il primo partito del paese e ha guadagnato 1 seggio, arrivando a 34 seggi. La CU, il partito più piccolo della coalizione, ha riconfermato i suoi 5 seggi. Il cambiamento maggiore si è avuto per gli altri due partiti. La CDA è uscita dalle elezioni con il secondo risultato peggiore della sua storia, perdendo 4 seggi, passando da 19 a 15, mentre D66 ha ottenuto un grande risultato, diventando per la prima volta il secondo partito del paese e guadagnando 5 seggi, passando da 19 a 24. Se il cambiamento non vi sembra così clamoroso, ricordate che la Camera dei Rappresentanti è composta da soli 150 membri. La modifica nei rapporti di forza tra i vari partiti renderà certamente più difficile rinnovare l’alleanza del precedente governo Rutte, la cui esperienza si era chiusa con un grosso scandalo riguardante la restituzione di sussidi economici da parte di oltre 10mila famiglie olandesi ingiustamente accusate di non averne diritto 2. Tuttavia, questa non è l’unica opzione a disposizione di Mark Rutte. E per capirci di più, bisogna guardare prima a destra e poi a sinistra dei partiti di governo.

 

La  destra cresce, ma è divisa

A contendersi lo spazio elettorale a destra del VVD ci sono oggi tre partiti. Il primo, nonché il più longevo, è il Partito per la Libertà (PVV), il cui unico membro ufficiale (non è uno scherzo) è Geert Wilders, amicone di Matteo Salvini, anche se non necessariamente amicone del nostro paese 3. A fargli concorrenza da destra c’è poi il Forum per la Democrazia (FvD), il quale ha l’interessante (per modo di dire) caratteristica di essere un partito dichiaratamente scettico riguardo l’esistenza del cambiamento climatico. Questa e varie altre amenità, che non mi cimento a dettagliare. A fare invece concorrenza da sinistra c’è il più giovane dei tre partiti, Scelta Giusta 21 (JA21), nato come una scissione del FvD a seguito di una disputa interna riguardo la leadership del partito, considerata omofoba, razzista, antisemita. Eccole qui, le varie altre amenità di cui sopra. Parlando di numeri, alle ultime elezioni, il PVV ha perso 3 dei 20 seggi guadagnati nel 2017, FvD ha guadagnato 6 seggi, arrivando a 8 seggi totali, mentre JA21, alla prima prova elettorale, ha ottenuto 3 seggi.

Geert Wilders, unico membro del PVV

Se Mark Rutte sembra aver escluso qualunque possibilità di alleanza con PVV e con FvD (anche se va ricordato che tra i partiti del primo governo Rutte c’era proprio quello di Geert Wilders), così non si può dire per JA21, il partito meno a destra dei tre. Tuttavia, una coalizione di centro-destra formata da VVD, CDA, CU e JA21 avrebbe l’appoggio di soli 57 membri della Camera, molto meno dei 75 necessari per ottenere una maggioranza in parlamento. Tale coalizione avrebbe comunque bisogno del già citato D66, le cui posizioni sono però diametralmente opposte rispetto a quelli di JA21. Se però Rutte dovesse rimangiarsi la parola riguardo ad una coalizione col PVV, sarebbe possibile trovare una maggioranza, la quale però sarebbe costituita dalla bellezza di cinque partiti politici, con visioni molto poco conciliabili su temi non esattamente banali, come il rapporto con l’Unione Europea.

 

Il grande sconfitto: il centro-sinistra

In questo grande puzzle che si va delineando, c’è almeno una certezza. I partiti del centro-sinistra hanno straperso. Non si è ripreso il Partito Laburista (PvdA), che non è andato oltre ai 9 seggi conquistati nel 2017, nulla rispetto ai 38 rappresentanti su cui poteva contare nel 2012. È andata male per il Partito Socialista (SP) che ha più che dimezzato i suoi membri alla Camera, passando da 9 a 5 seggi. Non si è salvato manco la Sinistra Verde (GL), uno dei primi partiti europei per i quali si iniziò a parlare di “onda verde” dopo il successo alle elezioni del 2017 4, che in queste elezioni è passato da 14 a 8 seggi alla Camera. Potrebbe strappare un sorriso (amaro) il fatto che il Partito per gli Animali (PvdD) è stato l’unico partito della sinistra (siede fra i banchi della GUE al Parlamento Europeo) a guadagnare qualcosa, passando da 5 a 6 seggi. Il centro-sinistra olandese passa da 37 a 28 seggi, ottenendo complessivamente molto meno di quanto non abbia ottenuto il partito di Mark Rutte. 

Jesse Klaver, leader della Sinistra Verde

Nonostante questo scenario desolante non si può escludere che Rutte tenti di formare una coalizione con alcuni di questi partiti. La coalizione più “naturale” sarebbe formata dal suo partito, il VVD, dai laburisti del PvdA, dai verdi della GL e dagli ormai noti social-liberali di D66, i quali svolgerebbero, anche in questo caso, il ruolo dell’ago della bilancia. Tale coalizione conterebbe esattamente su 75 seggi e richiederebbe l’ingresso di altri partiti. Uno di questi potrebbe essere Volt, sezione olandese del partito transnazionale europeo, che in queste elezioni ha ottenuto 3 seggi e le cui posizioni sono molto vicine a quelle di D66. Sebbene Rutte abbia già governato in precedenza con il PvdA (con pesi tra le parti totalmente diversi), tale coalizione potrebbe risultare poco digeribile ad una parte del suo partito, in quanto troppo spostata a sinistra.

 

In conclusione: il processo che porterà alla formazione del prossimo governo olandese sembra essere piuttosto complesso. Le opzioni sul tavolo sono molte, le conseguenze di queste profondamente diverse e non si può escludere qualche sorpresa nelle prossime settimane. Come non si può escludere che ne riparleremo tra qualche mese. Ma neanche che saremo ancora qui a parlarne il prossimo anno.

  1. https://www.agi.it/estero/news/2020-04-11/hoekstra-falco-olandese-eurogruppo-8303336/
  2. https://www.agi.it/estero/news/2021-01-15/scandalo-rimborso-assegni-familiari-cade-governo-olandese-11037545/
  3. https://www.agi.it/politica/news/2020-07-21/sovranista-olandese-wilders-attacca-italia-9218909/
  4. https://www.open.online/2020/09/03/onda-verde-europea-ambiente/
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Luca Gallo
Dottorando in Fisica dei Sistemi complessi. Polentone trapiantato a Catania. Tutte cose per le quali dici: "eh?"

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