Politica e economia

Il Finanziamento Pubblico ai Partiti serve per la Democrazia

L’attività politica ha un costo: alto.
E parlo solo del costo
economico, tralasciando le ricadute che può avere sui propri tempi di vita e sulla propria sfera emotiva e affettiva.
Costa percorrere l’Italia da Nord a Sud a presentare libri o manifesti programmatici.
Costa riunire delle persone in un posto fisico a discutere: e tante più sono le persone, tanto più è inclusivo e democratico il processo tanto più costa.
Costa pagare degli addetti alla comunicazione, una persona che gestisca gli aspetti amministrativi di un’organizzazione, un revisore dei conti.

Fare politica può essere una cosa seria, uno sforzo immane e coordinato per provare rendere il mondo un po’ più simile a come lo si sogna.
E se fatto seriamente richiede soldi, e non pochi.

Per accedere ai contributi istituzionali (il 2×1000 per intenderci) un gruppo privo di referenti politici in parlamento deve:

  1. Creare una associazione con atto notarile
  2. Iscriversi al registro dei partiti politici
  3. Candidarsi a delle elezioni (nazionali o europee) eleggendo almeno una persona
  4. Sperare che non tutti i propri elettori abbiano dei redditi bassi al punto da non pagare l’IRPEF
  5. Aspettare l’autunno successivo all’autunno dell’anno in cui hanno eletto qualcuno per ricevere i soldi

Nel migliore dei casi servono due anni.
Due anni in cui bisogna organizzare una campagna elettorale sufficiente a far eleggere qualcuno.

Spese di viaggio, spese di stampa, spese per la pubblicità, spese per l’affitto di palchi e sale: anche una campagna gestita totalmente da volontari alcune spese le deve sostenere.
Per reperire i soldi necessari si può cercare di raccogliere tante piccole donazioni che possano coprire le necessità: ma parliamo di decine se non centinaia di migliaia di persone da coinvolgere e convincere a donare (per quanto poco) con una presenza mediatica probabilmente molto ridotta.
Potere al Popolo prese poco più di 350 mila voti alle ultime elezioni, ma non tutti gli elettori vogliono (o possono) donare e non tutti lo farebbero con costanza e regolarità.
L’alternativa è trovare qualche donare molto generoso, che possa donare da solo decine se non centinaia di migliaia di euro, possibilmente in modo disinteressato senza chiedere nulla in cambio del proprio generosissimo contributo.
Ma non è una prospettiva realistica.

Qualunque nuova proposta politica oggi che scelga di non legarsi a qualche grande investitore deve sopravvivere almeno due anni facendo affidamento solo sulle proprie forze, riuscendo però al contempo ad acquisire una visibilità e un consenso tali da riuscire ad eleggere dei propri rappresentanti alle prime elezioni.
Nel fare ciò deve spendere, durante la campagna elettorale, solo i soldi che ha, senza prospettiva di entrate economiche conseguenti all’elezione se non l’autotassazione dei parlamentari (che in molti casi sostituisce nei fatti il finanziamento pubblico diretto) non potendo ricorrere a nessuna forma di rimborso.
E dopo di ciò deve sperare che i propri simpatizzanti siano abbastanza ricchi da pagare un sostanzioso IRPEF.

Recentemente durante le primarie democratiche per la scelta del candidato presidente degli Stati Uniti la candidatura di Michael Bloomberg ha evidenziato molti dei limiti di un sistema basato esclusivamente sul finanziamento privato alla politica.
Bloomberg, uno degli uomini più ricchi del paese, ha speso in pubblicità nella prima settimana di campagna elettorale più di quanto avessero speso tutti gli altri candidati nell’anno precedente.
È lecito aspettarsi che molti tra i suoi potenziali elettori ora sappiano che Bloomberg si sia candidato e cosa pensi dei principali temi delle campagna elettorale.
Fosse stato qualcuno non così ricco a decidere di candidarsi a corsa già ampiamente partita sarebbe riuscito a recuperare visibilità come Bloomberg? Probabilmente no.
Bernie Sanders e Elizabeth Warren, che hanno finanziato le loro campagna con migliaia di microdonazioni, hanno esternato la sensazione che le primarie fossero state messe in vendita.

La legge sui partiti ha fissato dei forti requisiti sia di trasparenza che di organizzazione, che potrebbero essere rafforzati sia negli aspetti di democrazia interna (per esempio la la necessità della consultazione vincolante degli iscritti nella selezione delle candidature) sia nel campo di applicazione (per esempio vincolando ad essi la partecipazione ad elezioni nazionali o europee).
Il rispetto di questa norma creerebbe un gruppo di associazioni cui potrebbero venir concessi dei fondi con cui garantire l’attività politica.
Non è necessario, come in passato, che il finanziamento non abbia un tetto massimo, al contrario.
Ma garantire ai partiti un fondo di un certo importo per le spese (rendicontate) per la campagna elettorale o per coprire almeno una parte dei costi di funzionamento renderebbe immediatamente più contendibile il potere.
Per evitare abusi si può richiedere che i partiti finanziati siano attivi nel contendere il governo, candidandosi almeno a certe elezioni, e rappresentativi, avendo almeno un certo numero di iscritti, ma mi sembra assurdo pensare che, come succede adesso, un partito senza parlamentari sia escluso da ogni aiuto, partendo svantaggiato rispetto al potere costituito.

Forse per combattere la Casta (sempre che esista) facilitare l’ingresso di nuove leve nei luoghi di potere sarebbe più utile che ridurre i luoghi di potere e di decisione.
Permettere ai partiti di non dipendere da imprenditori e gruppi parlamentari permettere a nuove idee di circolare e, forse, a nuove soluzioni di affacciarsi al governo della cosa pubblica.
Estendere le norme di trasparenza ai parlamentari, dividendo i fondi per l’attività individuale da quelli per il funzionamento del partito, aiuterebbe a prevenire i fenomeni di mala gestione cui abbiamo assistito in questi anni.

Ma in fondo stiamo chiedendo ai nobili di uscire dai loro castelli e promulgare il suffragio universale.
Il che non è un evento comune nella storia.

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Michele Ciruzzi
23 anni, Milanese insediato a Torino.
Studente di Matematica e Economia. Giocatore di Ruolo.
Di Sinistra e Democratico, però non riesco a essere amico di tutti...
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