Antropologia e società

I ragazzi non stanno bene

[Julia Steinberger è professoressa in Ecologia Sociale ed Economia all’Università di Losanna. Il seguente articolo è una traduzione dal suo blog dell’11 Maggio 2022.]

Oggi ho visitato la mia vecchia scuola superiore per tenere una presentazione sul clima, e mi è stata data una lezione accelerata sui nostri fallimenti. Questa storia parla di un giorno che mi ha scosso.

Ho avuto molte presentazioni a tema climatico nelle scuole superiori. Nel 2019 sono stata invitata ai primi scioperi del clima per visitare le varie scuole superiori la mattina del loro primo sciopero. Sono andata con un’amica, scattando in bici da scuola a scuola, cercando di raggiungerne il più possibile durante la mattinata. A quel tempo l’atmosfera era elettrica, esaltante, potente. Gli studenti avevano le redini in mano: avrebbero posto al centro della discussione le preoccupazioni e i bisogni della loro generazione. Avrebbero innescato il cambiamento. C’erano molte domande sulla scienza climatica, previsioni, impatti, azioni. Tutti erano esaltati nel partecipare, nell’imparare.

Salto in avanti di tre anni (e una pandemia) dopo, e l’umore non poteva essere più diverso. L’ho notato quando ho iniziato a parlare: un generico brusio nell’aula magna di adolescenti, che talvolta sobbalzava ma non spariva mai. Ho pensato che gli studenti potessero essere annoiati dagli aspetti tecnici che stavo menzionando: fonti di emissione, traiettorie, probabilità d’impatto, tipi di azioni mitiganti… Sono corsa da un argomento all’altro, sperando di trovarne uno che potesse interessarli. E alla fine, durante le domande, finalmente è venuto a galla.

Una ragazza ha preso il microfono e le sue domande sono state veloci e chiare, applaudite dai suoi coetanei. Stava incarnando lo spirito della sala. Questo è ciò che ricordo delle sue domande:

  • Perché sei qui a parlare a noi? Non possiamo fare nulla. Sono i politici, i proprietari d’azienda, che possono realizzare i grandi cambiamenti di cui parli. Perché non parli a loro?”

  • Perché ci parli di ottimismo [NdA: non l’ho fatto, ma forse la mia presentazione era stata annunciata così. Chi lo sa.], di possibili azioni, quando sappiamo tutti che nessuna sarà realizzata?”

  • Tutte queste persone al potere hanno saputo di questo problema per un sacco di tempo. Eppure l’IPCC continua a pubblicare report dopo report dicendo che dobbiamo agire entro pochi anni, e non succede nulla, non cambia nulla. Perché pensi che questa presentazione a noi possa avere qualche effetto?”

Ho risposto come potevo: non molto bene. Ho intuito che i tempi erano cambiati, e che i sedicenni di oggi hanno una mentalità molto diversa da quelli del 2019. I loro sentimenti erano di profonda, fredda frustrazione e tradimento. Pessimismo, quasi disperazione, ma anche disgusto. Li avevo delusi, certo, ma anche altri adulti nelle loro vite l’avevano fatto. Ero scossa.

Per il resto del giorno, fino ad ora, ho riflettuto su questa esperienza, a ciò che la ragazza e l’aula magna hanno detto, all’umore nella stanza. Ecco le mie considerazioni.

Primo: avrei dovuto ascoltare prima di parlare.

Sono arrivata con una classica, generica presentazione sul clima, piena di grafici dall’IPCC, dati e citazioni. Non ne avevano bisogno. Invece avrei dovuto lasciare spazio a loro di dire ciò che dovevano, per chiedere ciò che volevano sentire. Essendo un’accademica, ho sempre timore di ricevere domande su argomenti lontani dalla mia esperienza, quindi sono naturalmente in soggezione quando non ho 200 slides di powerpoint da mostrare. Ma non è questo il punto. È ascoltare quello che gli studenti pensano e chiedono. Noi adulti abbiamo scazzato: è il loro turno di avere una possibilità alla guida.

Ho deciso allora di mettere in pratica l’ascoltare prima” in quel pomeriggio con i miei studenti universitari. È stato stupendo. Un’esperienza straordinaria, ci arriverò presto.

Secondo: avevano bisogno di sapere come funzionano il potere e i cambiamenti

Gli studenti del liceo si sentivano chiaramente impotenti, e la possibilità di cambiare davvero le cose era lontana dai loro mezzi. Sapevano di azioni cittadine, voti, proteste, ma nessuna di esse aveva funzionato e non vedevano una traiettoria da cui potessero imparare e su cui potessero basarsi per andare oltre.

Non avevano bisogno di sapere di traiettorie di emissioni: avevano bisogno di traiettorie di lotta popolare, come e quando i popoli senza potere hanno cambiato il mondo.

Ho poca conoscenza su questo fronte [NdT: noi di Argo ne abbiamo a palate], siccome anche io sto cercando di imparare, e avrei potuto mostrare parti della mia presentazione “Come l’attivismo potrebbe funzionare”. Certamente non perfetto, ma molto meglio di ciò che ho mostrato stamattina.

Terzo: di cosa è fatto il tradimento?

Stamattina a scuola non ho avuto tempo di chiedere agli studenti liceali cosa stesse fomentando la loro frustrazione, così nel pomeriggio ho chiesto ai miei studendi universitari cosa pensassero loro. Ecco il riassunto delle loro risposte:

  • Gli adolescenti ammirano gli adulti (davvero!), come persone responsabili che offrono guida e protezione. Vedono i politici come gli adulti degli adulti [NdA: sono rimasta allibita di fronte a questa espressione. Wow.] Vedere i politici che sanno cosa sta succedendo ma non agiscono, e che gli altri adulti intorno a loro fanno lo stesso, è profondamente frustrante per loro.”

  • Gli accordi internazionali, le COP, si susseguono come grandi spettacoli in pompa magna, ma poi sono senza sostanza e progresso. Poi i capi di stato e i media si girano dall’altra parte e puntano il dito verso i singoli individui, come se fossero gli unici che potessero fare qualcosa.”

  • Lo sanno tutti, e nessuno agisce di conseguenza. Nessuno lo sta prendendo sul serio. Ogni giorno su Instagram vediamo gente che vola per un weekend. Tutti lo sanno, ma non importa a nessuno. È ipocrisia palese.”

  • I report si fanno sempre più disperati, le chiamate sempre più urgenti. Sono sempre ‘tre anni per salvare il pianeta’, e poi non cambia nulla.”

  • C’è stato un cambiamento, perché quando il movimento climatico è partito combatteva il negazionismo climatico. Nessuno stava parlando della crisi. Ora è molto più presente, ma siccome nessuno agisce, sembra che ci sia uno sforzo collettivo e intenzionale per condannare moltissime persone alla morte.”

  • Tantissime aziende stanno saltando sul carro dei vincitori, con slogan altisonanti che alla fine sono solo greenwashing. E così i politici: grandi discorsi in pubblico, e poi nulla di pratico.”

  • Abbiamo visto che il Covid e l’invasione russa possono provocare cambiamenti immediati, ma per il clima, che è evidentemente la crisi peggiore, non c’è nulla.”

  • Il sistema è bloccato, impantanato. Nessuno sa come smuoverlo. E gli adulti si identificano con il sistema più di quanto credano alla realtà della crisi climatica.”

Quarto: uno strappo nel tempo

Ho imparato molto oggi. Ho imparato che i giovani che hanno portato la crisi climatica agli occhi del mondo non necessariamente vedono l’attenzione come una vittoria di per sé. Al tempo, quando c’era silenzio e diniego, l’inazione poteva essere spiegata dal fatto che a nessuno interessava la questione. In gran parte grazie agli scioperi del 2018-2019, il clima è scattato in cima alla lista delle priorità, almeno in superficie.

La conseguenza è che ora l’inazione è percepita come una scelta intenzionale. Gli adulti (e i loro adulti, i politici) sanno che stanno attivamente danneggiando i giovani e continuano a farlo. Il dolore e la disperazione sono immensi. Non c’è da sorprendersi se gli studenti se ne fregavano quando raccontavo loro di emissioni e gradi e impatti. Nulla di tutto ciò è rilevante. È come andare a una scuola vittoriana e dire agli studenti che useremo i bastoni per picchiarli, e che i bastoni fanno male. Cioè, davvero? Lo sanno già. Quello che hanno bisogno di sapere è come togliere i bastoni agli adulti. Hanno bisogno di sapere come diventare un contro-potere che può rimuovere la possibilità di ricevere bastonate.

Epilogo: una buona lezione

Ho scritto questo testo in modo non elegante ma veloce, perché è fondamentale per me condividere questa giornata.

Questa mattina ho fallito, ma nel pomeriggio ho applicato la mia prima lezione e ho chiesto ai miei studenti universitari. E hanno risposto che gli insegnamenti che hanno ricevuto sono troppo concentrati sui problemi, e che volevano sapere come lavorare sulle soluzioni, come avrebbero funzionato nei vari settori professionali. Volevano capire che leve tirare per avere un impatto sui sistemi politici ed economici. Volevano sapere gli aspetti legali e commerciali delle trasformazioni sistemiche. E volevano più opportunità per discutere la loro educazione e le varie prospettive.

Quindi ho buttato la presentazione che avevo preparato. Al suo posto, ho preso le slide del WG3 IPCC sulle soluzioni per settore, le abbiamo discusse a turni, finché la mia conoscenza me lo permetteva. Abbiamo discusso di capitalismo, cartelli industriali, interessi acquisiti e ostacoli al cambiamento, nuove tecnologie e colonialismo, e il punto di vista di chi tenta di ottenere cambiamenti sistemici. È stata una delle migliori esperienze didattiche che io abbia mai avuto. C’erano sorrisi ed entusiasmo, incredulità e sbuffi, risate e tutto lo spettro degli sforzi umani comprendere.

Qualsiasi cosa fosse, non sembrava più tradimento.

Andrea Barresi
Dottorando in fisica teorica, aspirante scrittore solarpunk, amante dell'Est Europa, chiacchierone controverso e... mi sono perso.
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