Oltre Cultura, Oltre Frontiera

Elezioni di metà mandato: cosa resta?

A urne chiuse ormai da un giorno si possono fare le prime considerazioni sulle elezioni.

Il voto è polarizzato
Si stanno delinenando delle fratture sempre più forti nell’elettorato americano: i primi dati disponibili dicono che razza, sesso, residenza e istruzione1 riescono sempre più a predire l’orientamento politico.
I Democratici hanno vinto (o convinto) nelle città, negli stati con forti minoranze etniche, tra le persone più istruite e tra le donne.
Forse anche per questo fra i candidati democratici sono aumentate le donne2 e i candidati delle minoranze.

I democratici possono giocarsela (quasi) ovunque
Un po’ di indizi (come il seggio al senato per l’Alabama guadagnato a dicembre) c’erano già ma queste elezioni sembrano confermare che, al di fuori degli stati centrali i Democratici possono essere competitivi ovunque.
In Georgia e Texas, due stati tradizionalmente repubblicani, i democratici sono andati molto vicini a conquistare il governatorato e un seggio al Senato con due candidati che hanno puntato moltissimo sulle minoranze.
Inoltre i seggi guadagnati alla camera arrivano sia dalla zona dei Grandi Laghi (dove nel 2016 a sorpresa vinse Trump coi voti dei disoccupati e degli operai bianchi) sia negli stati del Sud (che fino ad adesso erano considerati seggi sicuri per i repubblicani).3
Negli stati centrali repubblicani ancora mantengono un gran margine ma se i democratici dovessero confermare i risultati sui grandi laghi e rafforzare la partecipazione al voto delle minoranze, gli stati sicuramente repubblicani rimarrebbero molto pochi.

Un’onda blu ma soprattutto un’onda di gente
L’affluenza alle urne di queste elezioni è stata molto vicina a quella delle presidenziali di due anni fa e molto maggiore delle elezioni di medio termine di quattro anni fa4, il tutto senza la campagna presidenziale ad alzare l’attenzione mediatica.
Raggruppando i voti per la camera i democratici dovrebbero aver conseguito il 7% in più dei repubblicani, riuscendo a rubare un po’ più di 25 seggi.5
Sarebbe stato difficile fare di meglio? Probabile.
I democratici così controlleranno più della metà dei seggi, fra cui alcuni storicamente repubblicani.
E questo senza tenere conto di due grossi limiti:

  • I governatori repubblicani eletti tra il 2010 e oggi hanno in molti casi ridisegnato i distretti elettorali per favorire i candidati del proprio partito. In alcuni casi queste decisioni sono state impugnate davanti alla corte suprema.
  • Gli stessi governatori repubblicani hanno in alcuni stati messo in atto meccanismi per rendere più difficile per le minoranze etniche votare, come la rimozione delle liste elettorali degli inattivi, la richiesta che i dati comunicati all’atto dell’iscrizione elettorale corrispondano esattamente a quelli in possesso dell’amministrazione statale o l’introduzione di un tempo aggiuntivo della sospensione del diritto di voto dopo aver scontato delle pene in carcere.

Ma allora il Senato?
I repubblicani hanno guadagnato due seggi al senato, ma dei 35 seggi in palio ne vinceranno al massimo 12.
I rimanenti 23 sono andati ai democratici, che ne dovevano difendere 26, di cui 5 in stati considerati particolarmente repubblicani nel 2012 con la spinta della rielezione di Obama, contro i 9 repubblicani, di cui nessuno in stati particolarmente democratici.
La classe del 2020 vedrà 21 repubblicani e solo 12 democratici, ma saranno quasi tutti seggi molto difficili da recuperare per i democratici.

L’anatra zoppa e le conseguenza del voto
Probabilmente ci aspetteranno 4 anni con le camere divise: il Senato repubblicano e la Camera democratica.
Cosa significherà questo è difficile da delineare con precisione ma alcune cose le sappiamo già.
La Corte Suprema potrebbe spostarsi ancora più a destra nel caso un giudice morisse o si ritirasse nei prossimi due anni.
Trump dovrà contrattare ogni legge (compreso il bilancio) coi democratici, dovendo quindi rinunciare a qualcosa, e le decisioni più radicali saranno facilmente reversibili dal prossimo presidente (o dalla prossima presidentessa).
Trump può essere messo sotto impeachment, cioè potranno partire una serie di udienze e dibattiti parlamentari per cercare di dimostrare che Trump non è idoneo a essere il Presidente degli USA. Trump non può essere destituito senza un voto dei repubblicani al senato, che sembrano sempre più il suo partito, ma la procedura di impeachment permetterebbe ai democratici di accendere i riflettori e tenere in mano il pallino.

E nel 2020?
I repubblicani probabilmente si troveranno a dover ricandidare The Donald (anche se mai dire mai) mentre e primarie democratiche potrebbero essere davvero aperte e accese.
Due anni fa la spuntò (piuttosto nettamente) la candidatura centrista di Clinton contro quella radicale di Sanders, ma queste elezioni ci dicono che potrebbe andare diversamente.
I candidati più popolari, quelli che hanno fatto più rumore e raccolto più fondi, sono stati giovani, radicali e spesso donne e appartenenti alle minoranze etniche.
Se prima di Obama “socialista” era considerato un insulto adesso sempre più politici democratici si definiscono tali e i Democratic Socialist of America6 hanno raddoppiato gli iscritti nell’ultimo anno.
Al di qua dell’oceano facciamo il tifo per loro e per l’internazionale progressista che sta nascendo.


Also published on Medium.

  1. https://www.theguardian.com/us-news/ng-interactive/2018/nov/07/blue-wave-or-blue-ripple-a-visual-guide-to-the-democrats-gains
  2. https://www.vox.com/policy-and-politics/2018/11/7/18024742/midterm-results-record-women-win
  3. https://www.realclearpolitics.com/elections/live_results/2018/house/
  4. https://www.vox.com/midterm-elections/2018/11/7/18049518/voter-turnout-2018-midterm-elections-results
  5. https://www.vox.com/2018/11/7/18041006/midterm-election-results-democrat-win-house-gerrymander
  6. https://www.dsausa.org/
Michele Ciruzzi on Twitter
Michele Ciruzzi
23 anni, Milanese insediato a Torino.
Studente di Matematica e Economia. Giocatore di Ruolo.
Di Sinistra e Democratico, però non riesco a essere amico di tutti...
Avatar

About Michele Ciruzzi

23 anni, Milanese insediato a Torino. Studente di Matematica e Economia. Giocatore di Ruolo. Di Sinistra e Democratico, però non riesco a essere amico di tutti...

Related Posts