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Il mondo del lavoro vede crescere le disuguaglianze, dovute ad esempio all’aumento della forbice tra quello che percepisce il dipendente e quello che guadagnano I top manager, spesso tra l’altro non rischiando nulla di proprio e di fatto non pagando per gli sbagli che hanno invece gravi ripercussioni sull’azienda.

Nell’ambito dell’impresa I manager  sono remunerati attraverso due meccanismi: lo stipendio e i bonus legati al raggiungimento di obiettivi. Tanto in un caso quanto nell’altro è possibile pensare a dei tetti che limitino tale differenze, ma l’obiettivo oltre al contenimento delle disuguaglianze è anche quello di legare le aziende a comportamenti etici che producano valore non solo economico per la società: questo può essere ottenuto attraverso controlli sull’operato e incentivi che premino I comportamenti virtuosi.

La fiscalità ha un importante ruolo redistributivo delle risorse. La progressività fiscale riconosciuta dalla costituzione italiana (articolo 53 “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.) pur avendo un ruolo redistributivo, non è tuttavia sufficiente a evitare che le differenze sociali si amplino, a meno di non arrivare ad una progressività fiscale tale da  avere in potenza  effetti negativi,  limitando la volontà di investimento  e di innovazione di imprenditori  e  manager.

Occorre pertanto trovare meccanismi che incoraggino gli investimenti e i comportamenti socialmente utili  e scoraggino invece comportamenti che portano ad amplificare le disuguaglianze, senza nessun altro benefico se non quello individuale:  questo è necessario soprattutto nel contesto di grandi aziende (o aziende a forte capitalizzazione) dove l’esperienza e la cronaca ci raccontano  di top manager  che possono ottenere  bonus milionari a fronte di interventi che mirano a raggiungere obiettivi finanziari di breve termine, mettendo a rischio a volte la stessa sopravvivenza dell’azienda  nel lungo periodo.  In questi casi  la fiscalità dovrebbe poter essere una leva  per  indurre i manager a investire nel lungo termine,  poiché l’azienda  rappresenta un bene  per la comunità. E’ ben diverso il caso in cui un top manager ottiene un bonus milionario con un taglio dei costi e del personale rispetto a quella di un top manager che fa crescere occupazione e salari. Sorge il problema di valutare gli effetti a lungo termine  e di modulare la fiscalità di conseguenza: si potrebbero usare meccanismi di incentivazione con  retribuzione “differita”.

I bonus milionari presi “subito” (situazione attuale) dovrebbero avere una tassazione molto alta, mentre potrebbero avere una tassazione molto più bassa se investiti in un fondo che rilascia varie tranche del bonus a distanza di anni (es: 3, 6, 9) e dove la tassazione dipenderà dai risultati ottenuti dall’azienda (es: capitalizzazione di borsa, occupazione salario medio): quindi la tassazione sarà bassa se l’azienda è in salute e ha creato lavoro, alta altrimenti.

Federico Renon