POLITICA

Del perchè diffidare delle sardine

Credo nell’accoglienza, nella comunità, nel professare attivamente i propri valori.
Credo nella complessità come lente per guardare i fatti del mondo e per questo diffido degli slogan semplificatori e su tutti combatto le politiche bugiarde e razziste di Salvini e della sua parte politica.
Mi piace dibattere nel merito e portando rispetto, mi piacerebbe far crescere mio figlio in un Paese dove il pericolo dell’odio fraterno e della caccia al diverso sia debellato.
Allora perchè non scendo in piazza con le “sardine”, il movimento neonascituro che sta dettando l’agenda politica e mediatica delle ultime settimane?
Le critiche per l’assenza di contenuti precisi sono davvero così ingenerose e “rancorose” come dicono?

Eterogeneità e fenomenologia sardina

Le sardine sono un movimento estremamente eterogeneo, non potrebbe essere altrimenti. Nascono come una singola adunata a Bologna organizzata da quattro ragazzi sui social network, diventano un fenomeno che si ripete di piazza in piazza, di città in città. Solo che questo fenomeno si ripete grazie al tam tam dei media classici e ciò da un lato facilita il diffondersi dell’idea, dall’altra impone un’organizzazione capillare in ogni città dove spontaneamente si vanno a creare i comitati per le adunate. La spontaneità è una cosa stupenda ma si porta dietro anche un certo grado di eterogeneità dell’organizzazione. Da un lato la natura così “trasversale” delle sardine ha aiutato permettendo a chiunque di sentirsi titolato a creare la propria versione cittadina del fenomeno, dall’altro ha reso ancora più complesso il darsi una identità se non precisa per lo meno lineare. Così le situazioni hanno cominciato ad assumere caratteristiche molto differenti a seconda della scena cittadina dove ci si trovava, e dell’organizzazione che per prima ha “piantato la bandierina” in città andando a creare il gruppo. Così la scena bolognese è stata diversa da quella milanese, torinese, fiorentina, e si sta dimostrando molto diversa da quella romana prossima ventura.

A dire il vero stanno trapelando tentativi di “omogeneizzare il messaggio” dal livello nazionale a quello cittadino mettendo dei paletti e minacciando di scomunica le organizzazioni spontanee che dimostrano troppa autonomia, e l’aver registrato il marchio “6000 sardine” appena dopo la seconda manifestazione a Modena ha dimostrato lungimiranza e d’altra parte è comprensibile: chi ha lavorato per ottenere visibilità non vuole che il proprio lavoro vada a portare acqua a chi vuole dire cose diverse. Legittimamente.

Risultati immagini per mattia sartori intervistaA questo punto però ci si è arrivati gradualmente: dai primi giorni sono molti i lanci giornalistici che hanno dato direzioni e indicazioni diverse quando non contrarie, ansiosi di poter dare un minimo di ossatura all’identità di un fenomeno che ha resistito il più possibile a dotarsene. Mattia Sartori, oramai il leader indiscusso delle 6000 Sardine, è passato da essere un normale cittadino ad essere l’ospite più conteso di tutti i talk show politici del Paese, accumulando in meno di 3 settimane un minutaggio televisivo e esposizione sulla carta stampata che certi politici non accumulano in tutta la vita. Riuscire a tenere la barra dritta in un tale stravolgimento non è certo semplice, e così è partito un bailamme di dichiarazioni un pò fine a sè stesse (partito si / partito no, apolitici / apartitici, contro Salvini / contro nessuno, di sinistra / aperti a tutti, etc etc etc)1 2.

Ad oggi è circolata una bozza, un decalogo in vista della costituente del 15 dicembre (che va detto, fa pensare ad un fenomeno molto poco estemporaneo) che i leader sardine hanno mandato alle sardine intermedie, ma lo affronteremo più avanti.

La tesi è che la “vaghezza” iniziale, la propulsione prepolitica, sia stata estremamente utile – se non voluta – non solo alla permeabilità locale a meri fini di diffusione, ma era una base ben precisa per portare un discorso condivisibile e condiviso su una narrazione valoriale ben precisa, di modo da attrarre il più possibile l’opinione pubblica su un terreno. Questo terreno, una volta che dovrà concretizzarsi non avrà che degli sbocchi ben precisi, con buona pace della trasversalità.
E’ il frame narrativo di cui parla George Lakoff (e che in molti scambiano con un misto di riflesso pavloviano e ipnosi da cineteca).

Cosa vogliono le sardine?

A distanza di anni chi non ha vissuto la strategia della tensione fa fatica a comprenderne i connotati solamente leggendone sui libri di storia o ascoltandone le storie dei testimoni.
A posteriori sembra semplicemente impossibile e irrazionale che chi metteva le bombe potesse ottenere vantaggi politici a livello di consenso nazionale. Nero su bianco, ora che tutto ci è chiaro, non riusciamo ad immedesimarci e a comprendere cosa succedeva negli animi del ceto medio degli anni ’70 ma le cose funzionavano bene o male così: le bombe esplodevano, le pistole sparavano, le colpe non erano così chiare come oggi: c’erano le fazioni, la propaganda, le fake news (già allora? si, già allora).
Il risultato era un clima di incertezza, di tensione.
Incertezza per la propria incolumità, proprio.
Gli italiani hanno cominciato nuovamente a bramare (più o meno consciamente) un valore in particolare: la sicurezza. Era stato creato in maniera caotica un terreno che avrebbe avuto un solo sbocco: la richiesta di un intervento forte che desse l’idea di rispondere al bisogno di sicurezza. Così anche se i fascisti cattivi mettevano le bombe e gli anarchici cadevano dalle finestre, i moderati vincevano nella pancia del paese.
Pazzesco? Più o meno.
Oggi sarebbe impensabile (si spera, non ne siamo più così convinti) creare in maniera così fisica e letterale un clima di tensione che porti avanti lo stesso schema, eppure abbiamo interiorizzato a lungo un ragionamento che a tratti si sgonfia e va rinforzato in qualche modo: estremismi = male, moderazione = bene.
Risultati immagini per fish hook theoryLa cara vecchia storia della pancia silenziosa e produttiva del paese, che taglia gli estremismi e guida la nazione. Gli estremismi che naturalmente sono tutti uguali ed equiparabili, come da risoluzione votata al Parlamento Europeo3, mentre il futuro del riformismo e del modernismo porta crescita e sviluppo e benessere diffuso.
Così come allora è sufficiente mettere sul piatto determinati valori, domande, accadimenti per inclinare il piano ed ottenere risultati apparentemente slegati.

Questo discorso si nutre di valori precisi (che di per sè vengono contrabbandati come neutri) ma che tramite le narrazioni di cui vengono circondati portano lo schema mentale a ragionare in un dato modo accompagnandolo a dei risultati predeterminati.

Il problema delle sardine non è assolutamente l’ambiguità con cui un loro rappresentante a Roma ha accidentalmente “lasciato le porte aperte” a Casa Pound4 – che ovviamente ha subito raccolto con una provocazione. Un errore lessicale di un portavoce secondario non comporta nè rappresenta alcunchè. Il problema sono le “immagini” mentali che i loro discorsi e comportamenti evocano, e che conducono a film già visti.
Loro stessi si definiscono una domanda a cui la politica deve dare la risposta. Ma come spesso succede con i giornalisti tendenziosi la risposta è già nascosta all’interno della domanda.

Non avrai altra sardina all’infuori di me

1) I numeri valgono più della propaganda e delle fake news;
2) È possibile cambiare l’inerzia di una retorica populista. Come? Utilizzando arte, bellezza, non violenza, creatività e ascolto;
3) La testa viene prima della pancia, o meglio, le emozioni vanno allineate al pensiero critico;
4) Le persone vengono prima degli account social. Perché? Perché sappiamo di essere persone reali, con facoltà di pensiero e azione. La piazza è parte del mondo reale ed è lì che vogliamo tornare;
5) Protagonista è la piazza, non gli organizzatori. Crediamo nella partecipazione;
6) Nessuna bandiera, nessun insulto, nessuna violenza. Siamo inclusivi;
7) Non siamo soli, ma parte di relazioni umane;
8 ) Siamo vulnerabili e accettiamo la commozione nello spettro delle emozioni possibili, nonché necessarie. Siamo empatici;
9) Le azioni mosse da interessi sono rispettabili, quelle fondate su gratuità e generosità degne di ammirazione. Riconoscere negli occhi degli altri, in una piazza, i propri valori, è un fatto intimo ma rivoluzionario;
10) Se cambio io, non per questo cambia il mondo, ma qualcosa comincia a cambiare. Occorrono speranza e coraggio.

 

Questo 5 il decalogo di cui sopra, che a questo punto vogliamo usare come summa delle più o meno confuse posizioni espresse fin ora sui media a nome delle Sardine. Quali sono quindi i “temi” principali che vengono espressi in maniera surrettizia, a far da scheletro per una serie di condivisibilissime proposizioni?

1), 2), 3) e 4) insistono in realtà tutte su un refrain molto preciso, una narrazione diffusa e pericolosa che crea assuefazione con una facilità disarmante e che abbiamo visto diffondersi con incredibile facilità fra commentatori, simpatizzanti, semplici votanti e militanti ma soprattutto fra politici di prim’ordine di una determinata parte politica:
Noi siamo quelli bravi, quelli che han studiato, quelli che meritavano di vincere ma i gonzi, gli stupidi e i truffaldini hanno rubato la partita con le fake news, i social network, il populismo, la bestia“.
E’ un frame che ha una sua enorme potenza per molte ragioni: è auto assolutorio riguardo ai problemi e le sconfitte subite, descrive semplicemente ed efficacemente i ruoli del cavaliere e del villain, fa appello contemporaneamente al vittimismo del torto subìto e alla nobiltà della posizione superiore ad hominem.
Risultati immagini per burioni iblHa poi trovato innumerevoli declinazioni a questa lettura principale: dal “dovevamo solo comunicare meglio” di Renzi al blasting di Burioni, dalla crociata per le carte d’identità per gli utenti social di Marattin fino alla lotta al populismo da parte dei “tecnici”. Numerosi sono stati poi nelle interviste i rimandi ad una indeterminata “competenza della politica”, al dualismo “ragione contro emozione”, alla inevitabile lotta al populismo.
Come spesso accade una narrazione valoriale non ha alcun bisogno di alti livelli di coerenza e può fare appello alle emozioni per soddisfare i salti logici come il combattere il populismo riempiendo le piazze di popolo, superare i social network grazie alla mobilitazione sui social network, appellarsi a partecipazione e numeri in un periodo storico in cui i numeri condannerebbero alla minoranza queste visioni. Come spesso accade troviamo una rappresentazione plastica proprio dell’effetto Dunning Kruger. Alla fine il mio populismo è giusto, il tuo sbagliato, i miei social buoni i tuoi cattivi, etc etc…

Troviamo poi sparso nei punti successivi il ripudio della violenza, dell’odio, degli insulti, accompagnati da un più sottile elogio della vulnerabilità. Un concetto di massima estremamente popolare nei ceti medi che si son sempre fatti scudo della “forza tranquilla” dell’uomo probo. Per quanto condivisibile, questo punto è stato ampiamente usato come grimaldello ad excludendum dei militanti più connotati a sinistra e abituè delle piazze, tracciando il solco verso l'”estremismo a sinistra” contro cui lo stesso Sartori si è spesso speso quasi con lo stesso vigore ed impegno rivolti a Salvini, nelle più classiche delle equidistanze. Molte piazze a nord poi si sono spinte oltre rilasciando attestati di stima e vicinanza verso Polizia e DIGOS sottolineando di stare dalla stessa parte.
Oltre allo storico atteggiamento di “diffidenza” verso le FFOO che in genere risiede nelle militanze più accese e che ne marca la distanza, va detto che questo è un periodo particolarmente infausto per esprimere vicinanza e supporto alle forze il cui capo, Gabrielli, solo qualche giorno fa si è lasciato andare a delle affermazioni clamorosamente gravi 6.
Un atteggiamento coerente coi principi enunciati dalle sardine (accoglienza, ripudio della violenza, apertura e vicinanza) sarebbe stato quello di prendere una forte posizione a riguardo, ma questo sarebbe stato estremamente dissonante rispetto al quadro narrativo esposto fin qui.

Cosa comporta?

Se nel centro Italia l’indignazione del trovarsi Salvini con il vento in poppa alle porte ha spinto una mobilitazione più “genuina” o comunque di vera protesta contro quello che è a tutti gli effetti un fenomeno nuovo, al nord (Emilia esclusa – per ora) non si può dire altrettanto: questa trasversalità ha portato in piazza – e spesso in posizioni apicali – pezzi di società civile, industriale e politica che invece qualche scheletro nell’armadio riguardo la lotta al leghismo ce l’hanno eccome: l’epilogo più triste si è avuto a Torino dove gli stessi personaggi che pochi mesi prima erano in piazza insieme alla Lega per spronare il governo verso il Sì, verso il Fare, verso le grandi opere oggi si contendevano e intestavano la stessa piazza che invece si diceva stanca dello stesso leghismo. E d’altra parte a Torino e Milano (e in molte altre parti del nord Italia) la Lega e Salvini non sono solo la protesta populista che monta pericolosamente ma sono stati per anni lo status quo, il potere, il governo territoriale con cui quella stessa società civile è andata a braccetto scegliendo convinta “molto meglio la Lega dei centri sociali”.
D’altra parte forse ci è sfuggito come Salvini non sarebbe mai potuto passare dal fallimento del La Padania a dettare la linea al Corriere della Sera senza i soldi, gli agganci e la legittimazione fornitegli da queste persone.
Si chiude così il cerchio dell’uroboro che descrive da decenni i cicli brevi e ristretti della politica italiana, dove l’alta borghesia guida gloriosamente il centro pacioso del paese nella resistenza al pericoloso estremismo di sinistra usando gli elegantissimi argomenti retorici che pongono le basi al periodico ritorno della violenza razzista a cui poi vuole contrapporsi.

La piazza

Risultati immagini per sardine torinoIntendiamoci: di quei 40 mila di Torino e di altre città del nord Italia, e che ancora saranno a  Roma, tantissimi sono stati presenti con la migliore buona fede, anche felici di ritrovare tanta mobilitazione (anche se le occasioni non sono certo mancate, ultimamente). L’hanno fatto perché hanno sentito l’urgenza di reagire al clima di violenza e odio che sta imperando nel Paese e sanno di essere difficilmente “cammellabili” dalle dozzine di politici di vario grado che hanno partecipato e provato a metterci il cappello. Allo stesso tempo però hanno partecipato ad un fenomeno che si è – a fatica e lentamente – caratterizzato per la famosa “mancanza di proposte” che naturalmente mancanza non è: è un discorso tenuto volutamente prepolitico ma non trasversale, con un preciso frame valoriale che va ad insistere su una precisa proposta politica nella quale non potrà non sfociare una volta che i tempi saranno maturi.
La vera assenza di cui sento la mancanza non è quella di un discorso programmatico dettagliato o di “temi e proposte”, quanto di un discorso valoriale che si discosti dalla narrazione del centro moderato che si ribella ai toni violenti ma non alle cause, ai modi estremi ma non agli effetti finali . I valori – per esempio – delle disuguaglianze, dei diritti, della protezione sociale invece della sicurezza personale.
L’inganno del centrismo moderato come soluzione è purtroppo datato e ha fatto ripetutamente danni nelle nostre società eppure continua a trovare ciclicamente grande favore grazie ad una retorica insidiosa ed accattivante in cui cadiamo più volte di quanto ci piaccia ammettere.

<<Ho quasi raggiunto la spiacevole conclusione che il grande ostacolo della persona di colore nel suo cammino verso la libertà non è il White Citizen’s Counciler o il Ku Klux Klanner, ma il moderato bianco, che è più devoto all ‘”ordine”che alla giustizia; chi preferisce una pace negativa che è l’assenza di tensione a una pace positiva che è la presenza della giustizia; che dice costantemente: “Sono d’accordo con te nell’obiettivo che cerchi, ma non posso essere d’accordo con i tuoi metodi di azione diretta”; che crede paternalisticamente di poter fissare il calendario per la libertà di un altro uomo; che vive secondo un concetto mitico di tempo e che consiglia costantemente alla persona di colore di attendere una “stagione più conveniente”. La comprensione superficiale da parte di persone di buona volontà è più frustrante di un assoluto fraintendimento da parte di persone di cattiva volontà. L’accettazione tiepida è molto più sconcertante del rifiuto assoluto. >>

Martin Luther King Jr. 7

I media

Risultati immagini per talk show sardineInfine, l’agognato capitolo. A distanza di trent’anni ancora fatichiamo a rapportarci con il nostro sistema dell’informazione che porta responsabilità immense riguardo alla situazione in cui viviamo, soprattutto per il suo ruolo di preselezione politica. Non cadiamo nel tranello della teoria del complotto, è innegabile -spero – che per rispetto alla teoria dei giochi vada ammesso che ogni attore ha una razionalità e degli obiettivi da perseguire e i media  tradizionali – come stanno rilevando sempre più osservatori 8 9– hanno da un lato mantenuto la capacità di agenda setting di un tempo andando però a nascondersi dietro le ambiguità del web e dei social network che vengono alternativamente usati come capri espiatori e principali responsabili dello spirito del tempo.
Questo però è un esempio da manuale di come i media tradizionali siano in grado di prendere una manifestazione (invece di tantissimi altri esempi di mobilitazione spontanea avvenuti nell’ultimo anno) e costruire amplificando a dismisura un caso politico, salvo poi contrabbandarlo come “genuinamente proliferato sui social”.
Del perché sia stata scelta questa manifestazione al posto di tante altre, del perché sia stato invitato ovunque Mattia Sartori invece di tanti altri esponenti delle sardine è presto detto e non c’è bisogno di scomodare complotti sorosiani o Romano Prodi come fanno quelli del Primato Nazionale. Nel campo si parla di “spendibilità mediatica” ed è un valore assegnato arbitrariamente a qualcuno/qualcosa per decidere a priori quanto questo abbia possibilità o meno di essere un fenomeno egemonizzante nel discorso politico. Questo bias in Italia è lampante e presente da decenni, un bias che colpisce chiunque si avventuri non dico fuori dal PD ma anche solo nelle sue lande più desolatamente progressiste, viene immediatamente tacciato di “inutilità, identitarismo, settarismo, nostalgia” e ignorato senza remore.
Detto fuori dai denti: un fenomeno come Alexandria Ocasio-Cortez in Italia non poteva né potrà mai nascere perché morirebbe mediaticamente nel giro di qualche giorno, dopo un’attenta valutazione e decisione delle redazioni dei principali quotidiani e talk show.
Ci ritroviamo quindi nuovamente con dei responsabili della situazione attuale che attivamente si spendono per sottoporci un adeguato ed accettabile fenomeno di protesta alla situazione che hanno contribuito a creare, dopo aver deciso che tutti gli altri non fossero meritevoli di un’imparziale attenzione.

La prospettiva

Ciò che succederà non è scritto.
La grande manifestazione di Roma deve ancora avvenire, la relativa grancassa mediatica potrà spingere per un certo numero di giorni.
Ci sarà la costituente che darà vita ad un soggetto più definito.
Se sarà un partito, una fondazione, un’associazione verrà poi definito dai diretti responsabili.
Di certo ci sono persone, personaggi e soggetti politici (movimenti, manifestazioni) che hanno ottenuto visibilità spropositate e un consenso straordinario sulla base di una narrazione valoriale che ha raccolto molto trasversalmente ma è destinata a condensarsi in una direzione ben precisa.
Magari tante sardine scese in piazza a quel punto si tireranno indietro e cercheranno una proposta politica che li rappresenti in maniera più accurata.
Magari invece in molti si sentiranno oramai parte di un gruppo che parla un linguaggio che troveranno innovativo e rinfrescante e decideranno di continuare a riporre speranza in quel progetto.
E’ già successo nel recente passato, che un soggetto giovane e giovanilistico, dall’identità politica piuttosto vaga ricevesse un’attenzione smodata da parte dei media tradizionali, con una comunicazione fondata sul “nuovismo”, sulla protesta verso la proposta politica esistente in nome di un rinnovamento educato ma deciso, lontano dagli estremismi.
E’ riuscito addirittura a farsi nominare Presidente del Consiglio senza entrare nel dettaglio delle sue proposte politiche, che sono arrivate poi dopo.
Chissà se questa volta ce ne accorgiamo prima.

  1. https://tg24.sky.it/politica/approfondimenti/sardine-movimento.html
  2. https://bologna.repubblica.it/cronaca/2019/11/28/news/sardine-242122397/
  3. https://www.wired.it/attualita/politica/2019/09/25/risoluzione-parlamento-ue-comunismo-nazismo/
  4. https://www.repubblica.it/politica/2019/12/10/news/sardine_casapound_manifestazione_roma_14_dicembre-243081118/
  5. https://www.open.online/2019/12/11/riservato-confermati-i-10-comandamenti-delle-sardine-le-regole-per-gli-organizzatori-locali/
  6. https://immigrazione.aduc.it/comunicato/difesa+della+razza+capo+della+polizia+gabrielli_30370.php
  7. Letter From Birmingham Jail
  8. https://www.wittgenstein.it/2019/12/01/i-russi-mangiano-una-bambina-con-laiuto-di/
  9. https://twitter.com/risj_oxford/status/1205053311713468416
Federico Dolce on Twitter
Federico Dolce
37, M, Torino Laureato in Scienze Politiche, lavoro nell'Informatica da più di 15 anni. Mi occupo di mercato del lavoro, geografia politica, Europa. E computers.
Avatar

About Federico Dolce

37, M, Torino Laureato in Scienze Politiche, lavoro nell'Informatica da più di 15 anni. Mi occupo di mercato del lavoro, geografia politica, Europa. E computers.

Related Posts