Politica e economia

Del pacifismo in tempo di guerra

Il terribile conflitto in Ucraina ci ha fatto ripiombare per l’ennesima volta in pochi decenni in un dibattito trito e ritrito tra interventismo e non interventismo, dove però una grossa novità sembra essere l’assoluta disparità di potenza di fuoco sui giornali tra le due posizioni (accompagnata da invece una opinione pubblica di segno diametralmente opposto1, e anche qua dovremmo poi fare una riflessione su quanto oramai questi editorialisti siano sconnessi dal paese, ma non è ora il momento), nonchè l’isteria assoluta della retorica guerresca che ci riporta di corsa ai tempi dei cinegiornali dell’istituto Luce.

L’aggressione da parte della Russia di Putin all’Ucraina è indiscutibile e ingiustificabile (benchè arrivi al culmine di una situazione di guerra civile che perdura dal 2014, dall’invasione della Crimea, quindi con un certo grado di complessità), cio nonostante assistiamo ad una situazione che definire grottesca è riduttivo.

Tutti i 5 più grandi partiti del Paese sono in qualche modo compromessi col regime Putiniano e avrebbero di che vergognarsi: a partire da chi storicamente ha “dormito nel suo lettone”2, chi ha preso finanziamenti3, chi ha goduto di appoggi e lo ha sostenuto a lungo4, chi oltre a farne un riferimento ideologico gli ha dato sponde diplomatiche imbarazzanti5.
Chi infine addirittura gli ha venduto armi nonostante un embargo europeo6, che senza dubbio è la cosa più allucinante, ma ci torneremo.

Tutti questi partiti oggi compiono giravolte memorabili per riposizionarsi, ma di sicuro una classe giornalistica che sappia fare il suo lavoro li terrebbe ancorati alle proprie responsabilità, e siamo sicuro che vorrebbe farlo ma purtroppo sono tutti estremamente occupati da un problema di gran lunga più importante: i pacifisti.

una rapidissima e minima selezione di articoli delle "migliori firme del nostro Paese"

una rapidissima e minima selezione di articoli delle “migliori firme del nostro Paese”

Non c’è giornale, non c’è editorialista di punta, non c’è una grande firma di questo Paese che si sia astenuto dal mettere alla berlina almeno una volta nell’ultima settimana – escludiamo gli ossessionati da più volte al giorno – il vero grande responsabile di tutta questa orrenda situazione: il movimento pacifista.

Il movimento che – bontà nostra- non conta niente: non ha mai spostato di mezzo centimetro le politiche interne ed estere di nessun governo, mai. Non è mai stato ascoltato da nessun Presidente del Consiglio, ne particolarmente sostenuto sui giornali. Eppure, com’è e come non è, è sempre colpa loro.

Dice bene il segretario del Partito Democratico Enrico Letta: “dobbiamo trovare soluzioni e non fare un dibattito sulla storia di questi 25 anni”7. E difatti  la domanda infamante che viene sempre rivolta ai pacifisti (oggi come per ogni intervento armato che ci ha coinvolto negli ultimi decenni) è sempre la stessa: “E quindi voi come la risolvereste? Li lasciamo crepare?“.
Un pò come se qualcuno rompesse tutte le uova e poi vi accusasse di non saperle rimettere nel guscio.

E invece questi 25 anni li dobbiamo proprio guardare, se non per “capire” (e non giustificare) come è nato questo conflitto, almeno per ridare un pò di senso al concetto di accountability – che almeno in politica dovrebbe essere sovrano – invece di buttare la croce su chi nel bene e nel male non ha mai deciso o governato niente.
O per lo meno ragionare su da che pulpito ci stanno arrivando le prediche.

Se è vero che al punto in cui siamo probabilmente le soluzioni non sono più molte e dobbiamo affidarci al buon senso dei nostri vertici militari per evitare un conflitto con armi nucleari, se è vero che le immagini che giungono dall’Ucraina sono strazianti e per nostra natura è difficile non solidarizzare con un popolo costretto a costruirsi molotov per difendersi da un invasore occupante (questo dovrebbe valere sempre però, non solo oggi), è anche vero che il nostro compito di cittadini sarebbe non tanto il risolvere situazioni gravissime (a cui devono pensarci organi e decisori preposti, vista la delicatezza e la complessità) ma almeno capire come non ripetere gli stessi errori e ripiombare nella stessa situazione con cadenza ciclica per decenni.

Difficile immaginare che la vendita di armi sotto embargo, o il supporto scanzonato dei nostri leader politici siano state determinanti per l’esito bellico dell’invasione in Ucraina, ma cosa avrà mai potuto pensare Putin in questi anni, riferendosi ai nostri comportamenti?
Che gli europei sono persone serie, avversari temibili, le cui decisioni e minacce vanno temute e scongiurate e dunque fosse preferibile tenere i migliori rapporti possibile?
O che invece siamo una banda di buffoni che il lunedì sanzionano con un embargo -nientemeno- e il martedì fanno a gara per aggirarlo sottobanco, che siamo disperati per fare affari con lui, non importa quanto siano grondanti di sangue le sue mani?

E’ così pazzesco pensare che questo atteggiamento abbia contribuito ad un’escalation di provocazioni culminata con pretese territoriali imperialiste e nazionaliste quasi ai nostri confini?

Chi oggi ci esorta, col petto gonfio di solidale orgoglio, a difendere i valori di democrazia, di europa, di difesa dei deboli e degli aggrediti, come ha difeso gli stessi valori in questi anni?
Perchè se è facile fare i pacifisti da divano,  è altrettanto facile urlare al “rally around the flag” quando fischiano i missili e scoppiano le bombe. E’ molto più difficile restare ancorati a quei valori in tempi di pace.
E’ difficile dimostrarsi valorosi quando non ti guarda nessuno, quando nel buio di una stanza arriva il dittatore con la mazzetta di banconote in mano.
E’ difficile rispondergli “No, le tue mani grondano sangue, io credo nei valori di democrazia e pace, le armi non te le vendo!”.
Oppure “No, l’Unione Europea ha imposto un embargo, io credo nei valori europei, non ho intenzione di aggirarli”.
E’ difficile perchè in quel momento non c’è guadagno politico alla portata, nessuno ti applaude se fai la cosa giusta, la devi fare solo perchè è giusta.
E non è stato fatto.

Le stesse persone responsabili di questo oggi ci accusano di volerci “calare le braghe” davanti a Putin, di sconfessare quei valori di pace e democrazia che tanto ci stanno a cuore. Eppure se dobbiamo immaginare un punto culminante in cui ci siamo “calati le braghe” ecco, quello ci sembra il momento più calzante (coerente ad un atteggiamento diffuso e complessivo perdurato due decenni, va detto).
E’ facile a questo punto comprendere la bava alla bocca del nostro gotha giornalistico, disperato alla ricerca del solito monsieur Malaussène su cui scaricare tutte le colpe mentre in fretta e furia si nasconde la polvere sotto il tappeto.
Sarebbe troppo difficle e complicato chiedere conto a chi in questi decenni le responsabilità di governo le ha avute, domandare loro delle scuse al popolo italiano, per aver raccontato loro balle, ai popoli europei, per aver fatto a gara per svendere le decisioni comuni, al popolo ucraino, per aver letteralmente armato il loro invasore, ai popoli ceceni, siriani, yemeniti per averli bellamente ignorati.

Sarebbe però importante che i cittadini europei abbiano un giorno l’opportunità di portare al governo persone che nei valori di pace, democrazia ed Europa ci credano davvero, sempre, anche quando non conviene.

  1. https://www.ipsos.com/sites/default/files/ct/news/documents/2022-03/Conflitto%20Russo-Ucraino%20-%20Febbraio%202022.pdf
  2. https://www.affaritaliani.it/esteri/putin-italia-il-lettone-di-silvio-gli-elogi-di-salvini-muti-al-bano-782754.html
  3. https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/07/13/fondi-alla-lega-salvini-9-volte-a-mosca-in-4-anni-tutte-con-savoini-per-cremlino-e-il-rappresentante-ufficiale-in-russia/5321200/
  4. https://www.ilgiornale.it/news/politica/silenzi-e-imbarazzi-mondo-grillino-reagisce-guerra-putin-2013020.html
  5. https://acmos.net/aperto-consolato-non-ufficiale-di-donetsk-a-torino-il-commento
  6. https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/03/03/guerra-in-ucraina-il-governo-renzi-autorizzo-una-maxi-vendita-di-blindati-a-mosca-nel-2015-ma-era-in-vigore-un-embargo-da-luglio-2014/6513857/
  7. https://www.corriere.it/politica/22_marzo_05/sanzioni-russia-letta-78b37534-9c0e-11ec-87e9-1676e8d33acb.shtml
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Federico Dolce
40, M, Torino. Laureato in Scienze Politiche, lavoro nel campo nell'Informatica e della comunicazione da più di 20 anni. Mi occupo di mercato del lavoro, geografia politica, Europa. E computers.