SOCIETA'

Chi controlla l’informazione?

A un attento osservatore l’informazione italiana, e forse anche a uno distratto, apparirà tutta molto simile a sé stessa.
Spesso con gli stessi titoli di apertura, le stessa scelta di ospiti da intervistare, la stessa selezione di notizie.

Non è un effetto ottico.

Tra gli editori della carta stampa, della radio e della televisione alcuni nomi compaiono più di altri.

Il gruppo RAI è ancora il primo gruppo televisivo per spettatori1 e il quarto gruppo radiofonico2 in Italia.

Il secondo gruppo televisivo invece è Mediaset di Silvio Berlusconi, che è anche il primo editore radiofonico. La famiglia Berlusconi controlla anche il Giornale (ed è così l’ottavo gruppo nell’editoria di quotidiani per diffusione3) e Mondadori che è tra i tre maggiori editori di settimanali4 in Italia.

Il principale editore di settimanali è di gran lunga Urbano Cairo, che controlla anche RCS (il secondo editore di quotidiani) e La7 (il quinto gruppo televisivo italiano).

Il Gruppo GEDI (De Benedetti, in cessione a John Elkann della famiglia Agnelli) è il primo editore di quotidiani, tra i primi tre di settimanali (e pubblica il più diffuso settimanale di informazione, L’Espresso) e il terzo editore radiofonico.

Nessun altro è presente in più di un campo e nessuno ha delle quote davvero rilevanti.

Gli altri due operatori televisivi nazionali sono sussidiarie di gruppi stranieri e insieme non raggiungono la metà degli spettatori di RAI o Mediaset.

RTL è la radio più ascoltata d’Italia, ma il suo gruppo editoriale non raggiunge l’80% degli ascoltatori di Mediaset.

Il gruppo editoriale di Quotidiano Nazionale (terzo editore nazionale) ha una diffusione minore della metà del secondo (RCS – Cairo).

Questo consegna a un ristretto gruppo di editori (e quindi di persone) il ruolo di “guardiani dell’informazione”, un ruolo che più spesso si traduce nell’avere assoluto arbitrio su cosa sia o non sia notizia e su come questa debba essere posta.

Un titolo di apertura su Repubblica, ripreso poi da tutti i programmi televisivi, ha donato al movimento delle Sardine un’esposizione mediatica che per esempio non hanno avuto molti altri movimenti organizzati di protesta negli ultimi anni.

Quello del controllo dei mezzi di informazione è un tema centrale nell’analizzare lo stato di salute di una democrazia, perché determina come le informazioni e le idee circolino o non circolino nella popolazione.

Indubbiamente negli ultimi 30 anni abbiamo assistito a una progressiva concentrazione nelle mani di grossi gruppi editoriali ed è facile immagina che, almeno in parte, possa aver indebolito la democrazia in Italia.

  1. Dati Auditel Settembre 2019, Spettatori in prima serata
  2. Dati TER Settembre 2019, Ascoltatori giorno medio
  3. Dati ADS Settembre 2019, Diffusione
  4. Dati ADS Settembre 2019, Diffusione
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Michele Ciruzzi
23 anni, Milanese insediato a Torino.
Studente di Matematica e Economia. Giocatore di Ruolo.
Di Sinistra e Democratico, però non riesco a essere amico di tutti...
David Chiappini
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