Argo's Digest, Oltre Frontiera

Barra a destra #euro2019

Se il 2017 era sembrato l’anno della frenata per la destra nazionalista, intimorita dal rampollo dell’establishment neoliberale, il 2018 è stato l’anno della sua conferma; il risultato della Lega, la vittoria di Bolsonaro, l’avanzata dei Democratici Svedesi (che di democratico hanno ben poco) e di Vox, il predominio di Orbán, la dimostrazione plastica che la nuova destra non è un fenomeno passeggero, non è una sbronza da cui riprendersi a fatica il giorno successivo: la nuova destra è qui per governare e cambiare radicalmente la nostra società.
A maggio si terranno le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo, elezioni che rischiano di essere un punto di svolta cruciale per la vita dell’Unione così come la conosciamo. E no, il cambiamento non sarà positivo.
Due sono gli scenari possibili dopo le elezioni del 2019.
Uno è lo status quo che ha fatto crescere le destre (e che continuerebbe a farle crescere), l’altro è l’estensione su scala europea del modello austriaco.

Analizziamoli nel dettaglio:
L’attuale maggioranza a supporto della Commissione Juncker è composta dal Partito Popolare Europeo (219 seggi), dal gruppo dei socialisti (189 seggi) e dai liberali dell’ALDE (68 seggi), una Grosse Koalition formato da 476 europarlamentari, il 63% del Parlamento. Stando ai sondaggi attuali1 e considerando la mancanza del Labour Party britannico, questa maggioranza sarebbe oggi ridotta a 410 seggi su 705, il 58%. Una maggioranza ancora solida, che vede in calo il PPE (180 seggi, -18%), in caduta libera i S&D (137 seggi, -29%) e in ascesa il gruppo centrista dell’ALDE (95 seggi, +28%) spostato su posizioni più radicali2 da Emmanuel Macron (En Marche!, 19 seggi) e Albert Rivera (Ciudadanos, 13 seggi). Il protagonismo di questi ultimi rischierebbe di incancrenire la Commissione su posizioni ancora più fortemente neoliberali in materia di mercato del lavoro e economia, un qualcosa che l’uscita di Draghi e la fine del Quantitative Easing non aiuteranno a mitigare. Il rinnovamento dell’attuale maggioranza al PE non farebbe altro che mantenere lo status quo, irrigidendolo e rischiando di polarizzare ulteriormente la società europea nello sterile (e pericoloso) confronto tra establishment e populisti, con grande soddisfazione di questi ultimi, che potrebbe vedere aumentare il loro consenso per altri cinque anni.

La seconda opzione è meno probabile ma non per questo da ritenere fantapolitica. Le dichiarazioni di Weber, spitzenkandidat del PPE, riguardo ai populisti di destra 3, la presenza di Orbán all’interno del gruppo dei popolari (il quale, benché senza molti amici all’interno dell’Eurogruppo, può contare su 14 seggi stimati per il 2019, il terzo partito dopo la CDU/CSU tedesca e Platforma Obywatelska in Polonia) e quella di Kurz, la mancanza di Merkel e la possibilità di una svolta a destra della CDU causata dall’ala bavarese 4, senza dimenticare in territorio nostrano l’irrefrenabile nostalgia di Berlusconi per il centro-destra con la destra-destra 5. Tutti fattori che possono far pensare ad una maggioranza che veda nelle sue fila i gruppi euroscettici, magari nel tentativo di domarli facendo loro da “argine”, come qualcuno in Italia ebbe a dire. Esisterebbero, certamente, delle voci contrarie (penso al caso della Polonia) ma è innegabile che il PPE sia estremamente diviso sulle posizioni da tenere rispetto alla crescita dei movimenti nazionalisti e che questo scenario, quindi, sia quantomeno da considerare.

Prima di speculare, però, c’è da farsi la domanda più importante: i numeri lo permetterebbero?

Oltre ai 180 seggi del PPE, la maggioranza a destra comprenderebbe il gruppo di Salvini e Le Pen ENF (60 seggi, +67% rispetto al 2014) e i conservatori dell’ECR (61 seggi, -16% che si trasforma in un +9% considerando la perdita dei 19 parlamentari britannici); un totale di 301 seggi su 705, il 43% dell’Europarlamento. Se l’alleanza con il PPE non è certa, quella tra ECR e ENF sembra starsi concretizzando in questi giorni 6: i due gruppi, sommati, potrebbero contare su 121 seggi, diventando il terzo gruppo più numeroso dell’Europarlamento.
Non è finita, poiché a questa maggioranza potrebbe aggiungersi EFDD, l’attuale gruppo del Movimento 5 stelle. I francesi di Debout la France! hanno recentemente portato all’ECR 7 un tesoretto di 7 seggi; Vox, che dopo il successo in Andalusia è dato in Spagna all’8%, potrebbe garantire altri 6 seggi; Alternative für Deutschland, secondo partito del gruppo con 13 seggi, ha palesato di voler costruire una coalizione larga con il resto degli euroscettici 8; in ultimo, il Movimento ha già dato prova di sapersi adattare agli alleati di estrema destra con molta facilità, sia con la Lega al governo, sia più recentemente dialogando con Kukiz (organizzatore di marce in Polonia a cui solitamente partecipa Forza Nuova, per capire il grado di “adattamento” del partito di Di Maio) 9; volendo, vanno considerati una trentina di seggi che sarebbero assegnati a partiti nuovi e/o attualmente non iscritti agli eurogruppi; questi ultimi sarebbero assegnati a partiti di estrema destra, come Alba Dorata in Grecia o Jobbik in Ungheria, a partiti conservatori e populisti dell’Est Europa e così via. Senza dimenticare un fatto: quasi tutti questi partiti sono in una fase di crescita.

Anche volendo escludere, in prima analisi, il Movimento 5 stelle e il suo simpatico gruppo di partiti antisistema (ormai espressione generica con cui si giustificano i balletti coi fascisti) il super-gruppo euroscettico conterebbe in questo modo 141 seggi: il secondo gruppo nel Parlamento Europeo. Alla maggioranza di centro-destra-destra(-destra) mancherebbe una trentina di seggi, che a quel punto potrebbero essere “contrattati” con le forze politiche “fresche e belle” dell’Europa 10.
Se, da un lato, questa maggioranza sarebbe estremamente difficile da formare e mantenere stabile, dall’altro fa capire il brusco orientamento a destra che gli stati europei hanno subito: il fatto stesso che ci sia anche la remota possibilità che partiti post-fascisti, xenofobi, nazionalisti ed euroscettici possano formare una maggioranza parlamentare al PE e far entrare in Commissione alcuni loro rappresentanti è un qualcosa che dovrebbe preoccuparci e spronarci a ad impegnarci in prima persona per non permettere che questo accada.

Arriviamo quindi alla domanda peggiore (purtroppo) che uno potrebbe farsi a questo punto della narrazione: e a sinistra?
Come vanno le cose a sinistra?

La risposta migliore che (finora) ho trovato a questa domanda è questa: si corre, tanto, troppo, molto spesso dietro alle destre, quasi sempre in circolo. Nuovamente, nel dettaglio:

Se si volesse partire da quei partiti che la destra non hanno intenzione di inseguirla (cosa questa che potrebbe scatenare nel lettore un barlume di speranza che corro a frenare), si potrebbe riassumere il tentativo della sinistra europea di riposizionarsi dopo la sbronza della Third Way come Operazione Nostalgia. Va di moda in Italia, dove un Partito Democratico de-Renzizzato si sta adoperando per ricreare i DS e dove la nostalgia di un sano Partito Comunista non è mai passata; va di moda in Germania, dove l’SPD torna a criticare l’austerity dopo esserne stato tra i più abili promotori; va di moda in Francia, dove il Partito Socialista cerca di raccogliere i cocci dopo l’autodistruzione dovuta al tandem Hollande-Macron; va di moda nelle infinite sigle che infilano le lettere P e C nel nome del partito con la stessa solerzia di quanto un anziano della bassa padana va la domenica a messa.
È la sinistra che riparte: riparte dalle periferie, riparte dall’anticapitalismo, riparte dall’opposizione al fascismo, riparte dalla socialdemocrazia, riparte dalla tradizione storica, riparte dalle donne, riparte dalle minoranze, riparte dalle ONG, riparte dal rosso-verde, riparte dalla Ocasio-Cortez, riparte da Corbyn, riparte da Sanders, riparte dalla sinistra, per la sinistra, con la sinistra, hasta siempre 11. È la sinistra che parte e non arriva perché non sa dove deve andare, cosa vuole fare e perché è ancora viva, perché c’è ancora gente che le dà fiducia. È la sinistra che si crogiola nella nostalgia per ciò che è stato e non ritornerà.

C’è poi la sinistra che corre, quella che non si chiede da dove ripartire: dalla destra.
Nella maggior parte dei paesi costituiti su una forma di democrazia liberale, il parlamento è una sala emiciclica ma spesso questa forma è inadatta a spiegare i movimenti di certi partiti politici. Ogni tanto, la forma più adatta, e riconosco di attrarre le simpatie di quei buzzurri che pensano al Nazismo e al Comunismo come due facce della stessa medaglia 12 (le perdo subito dicendo che è una teoria senza senso), sarebbe un cerchio.
Il cerchio è una comoda chiave di lettura di come i partiti della sinistra europea si possano muovere verso destra passando per il centro (Third Way) oppure passando dall’altra parte (rossobrunismo).
I primi, affascinati dalla religione del mercato e dalla speranza che il modello “+ pil = + ricchezza per tutti” possa funzionare in un mondo globalizzato in cui è venuta a mancare la leva fiscale come strumento redistributivo, continuano a correre dietro i nuovi cavalieri in armatura splendente che, caso strano, alla fine stanno molto meglio tra le file dell’ALDE che tra i banchi dell’S&D. Per un motivo o per un altro, l’avventura à la Blair dei partiti socialisti sembra dirigersi verso una giusta conclusione. La sbornia post-ideologica è costata la quasi totale disintegrazione di storiche sigle della sinistra socialista e socialdemocratica (PASOK su tutti), l’avanzata del sovranismo in tutta Europa ma soprattutto anni di tagli e assottigliamento dei diritti, delle tutele, della sicurezza economica, del welfare e della stessa democrazia.

Chi corre verso destra passando dal cento o lo ha fatto in passato è però una misera controparte rispetto ai nostalgici del glorioso passato della sinistra europea. Mi si dirà: questo articolo è ingiusto, esistono dei partiti nuovi, dei partiti che rifiutano di aprirsi verso l’establishment e che allo stesso tempo cercano di dare nuova linfa alla sinistra, esplorando nuove idee e provando nuove strade. Tutto verissimo. Parliamo quindi dei partiti della GUE… che stanno spaccando la GUE. La France Insoumise, Podemos, Die Linke: più della metà dei seggi previsti per la GUE (28 su 53) provengono da questi tre partiti. Il primo dei tre, guidato da Jean-Luc Mélenchon, ha provato a spaccare il tavolo firmando una dichiarazione congiunta con Pablo Iglesias (Podemos) e Catarina Martins (Bloco de Esquerda), nel tentativo di prendere il controllo di una GUE a guida Linke-SYRIZA. Con loro (almeno ufficialmente) altri tre partiti scandinavi, che potrebbero fornire un parlamentare a testa all’ipotetico nuovo gruppo europeo. Va tenuta in considerazione, inoltre, l’operazione #aufstehen di Sahra Wagenknecht, associazione interna alla Linke che tenta di muovere il partito verso posizioni più vicine a quelle di Mélenchon.
Più del manifesto firmato a Lisbona è importante analizzare le posizioni dei partiti e dei loro rappresentanti rispetto ai grandi temi del nostro tempo.
Sull’immigrazione sia Mélenchon sia la Wagenknecht amano parlare di “esercito industriale di riserva” 13, citando Marx nello stesso modo in cui lo cita Diego Fusaro: male e strumentalmente. Curiosità: nella sua candidatura a segretario della Lega Nord, Matteo Salvini parla del “business dell’immigrazione” riferendosi al concetto di “esercito industriale di riserva”. Chapeau! 14


La questione nazionale, inoltre, è un tema caro sia alla France Insoumise, sia a Podemos. C’è una differenza sostanziale: mentre il partito nato dal movimento 15-M rimane concentrato sulla politica nazionale senza incrociare questo argomento con la questione europea, il partito degli “irriducibili galli” lega indissolubilmente la struttura dell’Unione Europea e della Repubblica Francese attraverso il nodo stretto della sovranità. Benché sia innegabile che la struttura della UE vada a colpire la sovranità dei cittadini francesi, l’idea che Mélenchon ha per restituire ai suoi concittadini il potere di decidere per le loro vite non è troppo differente da quella di Salvini: un’Europa delle nazioni, dei popoli (così viene scritto nel Manifesto di Lisbona) e delle sovranità nazionali. 15

Ovvio è che questi estremisti della GUE abbiano enormi punti di divergenza rispetto alle destre nazionaliste ma è chiaro che ci sia un avvicinamento da parte di Mélenchon e company alle posizioni del gruppo della Le Pen. Rubando il linguaggio della sinistra no-global, Donald Trump è riuscito a strappare ai progressisti una ampia fetta di elettorato; se la speranza dei rossobruni è quella di fare la cosa con i Salvini di tutta Europa, il rischio di un’emorragia di voti (a destra) è altissimo.

Arrivati a questo punto le opzioni sembrano essere due: accettare lo stato delle cose o scappare il più lontano possibile, le quali però non sono praticabili; la prima perché costringe a subire lo status quo (non consigliato), la seconda perché ha la limitazione pratica del dover spostarsi, alla meglio, su Marte e dati i recenti sviluppi in casa Tesla la cosa potrebbe andare per le lunghe.
Non ci resta che cercare una terza opzione, provando a rispondere alla domanda da un milione di euro: che fare?
L’aspetto negativo è che la risposta non è affatto scontata, richiede tempo, dedizione e sacrificio alla causa. L’aspetto positivo è che qualcosa è già in atto, che qualcuno si sta muovendo; ma soprattutto, che non siamo soli. È il caso quindi di guardarsi intorno, cercare di capire cosa sta succedendo e come possiamo cogliere questa grande occasione che la crisi politica degli ultimi anni ci sta fornendo: l’occasione di rimettere in discussione la nostra società.

Sia per dirsi contrari al DL Sicurezza e Immigrazione di Salvini 16, sia per protestare contro la “legge schiavitù” voluta da Orbán 17, sia per chiedere ai propri rappresentanti al Parlamento Europeo di salvare Internet 20; se le destre ottengono sempre più consenso a livello istituzionale, la sinistra si riversa nelle strade e nelle piazze, bloccando ponti e viali, per chiedere giustizia, solidarietà, uguaglianza, accoglienza, su tutti i livelli: giustizia sociale, giustizia ambientale, generazionale, di genere, etnica, economica. Migliaia di persone ogni settimana chiedono di avere voce in capitolo senza passare per ciarlatani che si ergono a capipopolo. Succede in Italia, succede in Gran Bretagna, succede in Francia, succede in Argentina, Iran, Australia, USA, Brasile, Germania, Spagna. Ovunque si chiede di avere voce in capitolo, si chiede democrazia, sia chiede di poter decidere, si chiede un nuovo spazio di incidenza dove la globalizzazione, la finanziarizzazione dell’economia, il primato del PIL, l’austerity hanno creato il vuoto. Un vuoto che le persone stanno provando a riempire con il mito dell’identità e della sovranità nazionale.
È necessario andare a riempire quel vuoto con nuove idee, nuove speranze, nuove utopie. È necessario farlo con i cittadini e per i cittadini, senza l’ambizione di avere una formula magica per sistemare le cose e senza la pretesa di risolvere tutto con un voto plebiscitario su una piattaforma on-line. Abbiamo davanti una grande occasione: l’occasione di attivare i cittadini e renderli parte di un vero cambiamento; non quello sbandierato dai nazionalisti di tutto il mondo, che prima fanno bagni di folla di cui lustrarsi sui social media e dopo si abbattono contro le tutele dei lavoratori, tagliano il diritto allo studio, regalano gli sgravi fiscali all’1% e fanno l’occhiolino al sistema bancario. Un cambiamento radicale del nostro modo di pensare la democrazia.

Penso alle esperienze municipaliste spagnole del 2015, penso alle esperienze (con tutti i loro difetti) di Podemos e di SYRIZA, penso all’esperienza di Momentum in Gran Bretagna e a quella di Our Revolution negli USA, esperienze che hanno cambiato, ognuna a suo modo, il rapporto tra cittadini e rappresentanti politici, tra base elettorale e membri del parlamento, il modo di intendere e fare politica. Penso anche a DiEM25 21, perché no, alle sue mancanze ma anche ai suoi punti di forza, al suo tentativo di cambiare la politica, pensarla non come aspetto di un popolo sovrano in uno stato sovrano, ma di popoli sovrani in uno stesso mondo da cambiare. Penso al lancio della Internazionale Progressista 22 e al tentativo di ridare alla sinistra la dimensione globale che le appartiene.

Non voglio che questa analisi sia una facile e forse troppo veloce “rottamazione” di uno spazio politico che in questo momento non sembra esserci. Al contrario, vorrei che questo articolo fosse un monito per chi crede che debba esistere una alternativa, un terzo spazio opposto all’establishment neoliberale e al sovranismo nazionalista e non al suo inseguimento. Un terzo spazio da allargare, tra le maglie della società. Vorrei che fosse un monito per coloro che vogliono dare loro stessi alla causa della rappresentanza politica affinché si rendano conto che qualcosa si sta muovendo, che un’alternativa è possibile, che c’è una marea che si sta alzando, anche in Italia 23.
C’è ancora molta strada da fare ma non possiamo fermarci adesso. Il prossimo anno potrebbe essere quello più buio da molti anni a questa parte ma non possiamo arrenderci. Dobbiamo invece darci da fare, rimboccarci le maniche e perderci tra la gente, attivarla, chiamarla e farci chiamare da questa. Siamo la sinistra a cui piace atomizzarsi, facciamolo. In ogni quartiere, in ogni comunità, in ogni città, diventiamo rappresentanti dei nostri territori. Capiremo che la vita a San Salvario dipende dalle politiche comunali sulle infrastrutture e che queste dipendono dalla politica nazionale sul bilancio e che questa si lega alle relazioni internazionale del mercato. Una volta atomizzati confluiamo senza quote o senza veti per coordinarci e cambiare questo mondo a tutti i livelli, facendo combaciare gli ingranaggi di una grande macchina.
Dobbiamo creare una nuova utopia, una nuova idea di mondo, più giusta per tutte e tutti.
E forse nei prossimi anni potremo raccontare un’altra storia.

  1. https://pollofpolls.eu/EU
  2. https://en.wikipedia.org/wiki/Radical_centrism
  3.  https://www.eunews.it/2018/09/07/weber-cerca-lappoggio-dei-populisti-conquistare-la-commissione-europea/108554
  4.  https://www.corriere.it/cronache/18_luglio_01/internazionale-populista-romano-41d2bb16-7c9f-11e8-87b8-02c87e8bc58c.shtml
  5.  rhttps://www.repubblica.it/politica/2018/12/12/news/europee_berlusconi_molto_probabile_una_mia_candidatura_-214113084/
  6.  https://www.repubblica.it/politica/2019/01/09/news/salvini_in_europa_un_patto_come_quello_lega-m5s_-216194957/
  7.  http://www.ansa.it/europa/notizie/europarlamento/news/2019/01/08/sovranisti-di-debout-la-france-si-alleano-a-conservatori-ue-_d2bb4fa8-3ee6-4b46-894f-6f13f5c38bf0.html
  8.  https://twitter.com/EuropeElects/status/1081020359011385344
  9.  https://www.tpi.it/2019/01/09/europee-di-maio-m5s-kukiz/
  10.  http://www.ansa.it/europa/notizie/europarlamento/news/2019/01/09/europee-di-maio-gruppo-con-kukiz-sincic-e-kahonen_6cc8aa44-05d8-4db5-a4ed-5719366323ce.html
  11. SE VUOI DIVERTIRTI https://www.facebook.com/Reato-di-la-Sinistra-riparta-da-1891982317536344/
  12.  https://it.wikipedia.org/wiki/Teoria_del_ferro_di_cavallo
  13. https://www.internazionale.it/opinione/giovanni-de-mauro/2018/10/11/sproposito-xenofobia-sinistra
  14. https://www.wumingfoundation.com/giap/2018/06/marx-immigrazione-puntata-1/
  15. http://contropiano.org/interventi/2018/04/16/la-nostra-adesione-allappello-di-podemos-france-insoumise-e-bloco-de-esquerda-0102941
  16. https://roma.repubblica.it/cronaca/2018/11/10/foto/_indivisibili_quei_100mila_in_piazza_per_l_inclusione_le_voci_da_ascoltare_di_un_italia_solidale-211330967/1/#1
  17. http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2019/01/05/ungheria-10-mila-in-piazza-contro-legge-schiavitu-orban_33c68ce1-e617-4ff9-8d9a-95e430163cf0.html
  18. https://saveyourinternet.eu/18, sia per spingere i propri governi ad azioni concrete per salvare il pianeta dall’azione dell’uomo 19https://www.globalproject.info/it/in_movimento/siamo-ancora-in-tempo-verso-la-marcia-mondiale-per-il-clima-padova-8-dicembre-2018/21737
  19. https://diem25.org/main-it/
  20. https://www.progressive-international.org/
  21. http://espresso.repubblica.it/attualita/2018/10/19/news/risvegli-da-riace-a-lodi-nasce-una-nuova-opposizione-1.327994
Luca Gallo on Twitter
Luca Gallo
Studente magistrale in Fisica dei Sistemi complessi per le scienze sociali, che sembra una roba assurda e infatti lo è
Avatar

About Luca Gallo

Studente magistrale in Fisica dei Sistemi complessi per le scienze sociali, che sembra una roba assurda e infatti lo è

Related Posts