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A cosa serve l’antropologia oggi?

L'antropologia culturale: di cosa si parla?

Partirò da una constatazione personale: è sempre molto difficile raccontare in modo chiaro un lavoro che è anche un’abitudine allo sguardo, un modo di osservare il mondo.

È difficile perché si tratta spesso di modalità d’azione che sono entrate sotto pelle, e che sono diventate talmente abituali da essere quasi istintive.

Spesso, mi dimentico però che questa visione è arrivata, e continua a evolvere, dopo anni di studio, di ricerca sul campo, di attente analisi, di interviste con persone di altri mondi, ma anche e soprattutto di ristrutturazione di un linguaggio e di una serie di termini che sembrano spesso a-problematici.

E non è solo una questione di pignoleria, perché il linguaggio plasma il nostro pensiero e il modo in cui ci muoviamo nel mondo, il mondo in cui lo pensiamo.

È proprio questa potenza per certi versi distruttiva che mi ha da subito attratto nell’antropologia: la sua capacità di andare oltre la parola, di decifrarla, di svelarne la storia e i molteplici significati.

Questa azione quasi rivoluzionaria è uno dei momenti più rivelatori del percorso antropologico, o per lo meno del mio. La capacità di svelare l’inganno, di smascherare la strumentalizzazione e al contempo di indicare le infinite possibilità, in un continuo richiamo tra similitudine e differenza.

Forse è proprio su questo dialogo tra diversità e somiglianza che il lavoro dell’antropologia svela le sue più interessanti potenzialità.

Studiare gli altri, allontanarsi dalla propria comfort-zone, permettere di rendersi conto che le risposte possibili sono innumerevoli. E la scelta di una specifica soluzione è proprio questo: una scelta.

Questo non è un esercizio sterile di catalogazione; è una possibilità incredibile per guardare a noi stessi con occhi nuovi. L’antropologia ci toglie dalla presunzione di unicità; sapendo che la società in cui viviamo non è l’unica possibile, non è la migliore possibile, ma sapendo anche che siamo sempre in tempo.

Superato l’inganno, possiamo dire, abbiamo il potere di scegliere in che direzione andare. E non vuol dire che tutti dobbiamo diventare antropologi, anzi; ma che l’utilizzo delle lenti antropologiche, nella vita quotidiana, può aiutare in tutti gli ambiti e in tutti i mestieri che si intraprendono.

Credo che ad oggi nel nostro paese ci sia profondamente bisogno di trovare un nuovo orizzonte; si ha un po’ la sensazione di respirare un’aria tremendamente viziata, in cui si ripetono spesso parole enormi, quasi in automatico, ma delle quali si trasmette solo quel piccolo pezzo di significato che meglio si incastra nel più ampio discorso politico e pubblico nazionale.

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Marianna Zanetta
PhD in Antropologia
PhD in Antropologia delle Religioni e Studi dell'Estremo Oriente, presso l'Ecole Pratique des Hautes Etudes di Parigi.
Parla spesso di Giappone, di morte e di religione, in ordine sparso.
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About Marianna Zanetta

PhD in Antropologia delle Religioni e Studi dell'Estremo Oriente, presso l'Ecole Pratique des Hautes Etudes di Parigi. Parla spesso di Giappone, di morte e di religione, in ordine sparso.

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