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Argo è una nave, è un viaggio in terre pericolose alla riconquista di qualcosa di perduto.
È una ricerca.
La sua è la strada per ristabilire un ordine perduto, per recuperare un senso smarrito e per mettere fine a un’ingiustizia.

Argo rappresenta un’impresa corale di cinquanta eroi che si imbarcano consapevoli della difficoltà della missione.
Argo è la nave che aiuta a riscrivere la storia.

Photo credits – Armando Castillejos

La nostra ambizione è quella di rimettere la cultura al centro del dibattito politico. Si tratta indubbiamente di un’affermazione impegnativa, in primo luogo perché vuol dire ripensare la cultura stessa, cosa intendiamo con questo termine, cosa immaginiamo quando ne parliamo e come decidiamo di parlarne. Parlare di cultura oggi richiama solo la polvere accumulata su libri vecchi di secoli; qualcosa di inattuale e fine a sé stessa a fronte di tutte le immense problematiche che si aprono ogni giorno di fronte ai nostri occhi.

Perché parlare di cultura quando stiamo annegando nella crisi economica, quando non sappiamo come comportarci con le migliaia di anime che arrivano sulle nostre coste, quando il lavoro è ormai un lusso e quando non abbiamo idea di che direzione prenderà il mondo nei prossimi cinque anni?
Non sarebbe meglio parlare di argomenti più concreti?

Ci siamo dimenticati che la cultura è un argomento estremamente pragmatico; l’abbiamo dimenticato nei meandri dell’”economismo” imperante, dello sviluppo che non concede ripensamenti e che sembra relegare la cultura al passato e al dimenticatoio. Spinti dall’inerzia di chi ci ha preceduto abbiamo perso la capacità di immaginare il futuro, perché la cultura è l’ingrediente principale per farlo.

Photo credits – Marina Vitale

“Le idee circa il futuro, così come quelle che riguardo il passato, sono intrinseche alla cultura e si nutrono di essa.”

Arjun Appadurai

 

La capacità di immaginare un futuro è intrinsecamente legata alle modalità in cui organizziamo la nostra vita sociale e culturale, agli strumenti con cui interpretiamo gli avvenimenti e vi rispondiamo.
Di un’altra cosa ci siamo dimenticati: la cultura è conoscenza, e la conoscenza è potere. Nell’era dell’informazione onnipresente, siamo forse convinti che basti aprire un social per sapere.
Peggio, pensiamo basti a capire.
Ma non si può capire la complessità del mondo (di oggi come di ieri), se non facciamo uno sforzo di umiltà, superiamo la pigrizia da like e proviamo ad andare a fondo.
Non è un esercizio sterile; non è uno sfoggio di cultura, appunto.
È la chiave per essere liberi; è la chiave per capire quando quello che ci viene detto non è vero, quando la politica sbaglia, quando l’informazione sbaglia o travisa, o volontariamente sfigura la realtà. La conoscenza è potere. E questa conoscenza è l’anima della cultura.

Vogliamo affrontare alcuni argomenti spaventosamente grandi; migrazioni, Europa, Bioetica, lavoro, aggregazione. Se possibile, abbiamo scelto i temi più spaventosi e controversi che oggi circolano sui media. Eppure sono temi di un’importanza centrale; sono temi da cui dipende il nostro futuro, la nostra capacità di immaginare un futuro. E sono temi che non possono più essere affrontati con l’arroganza dei social media, necessitano di andare oltre la propria bolla di filtraggio oltre il proprio bias di conferma per confrontarci con l’avversario, il nuovo, il diverso. Sono temi che richiedono studio prima e confronto poi, e che richiedono un nuovo e profondo impegno nella divulgazione e nella diffusione. Cosa vuol dire parlare di migrante? Che potere ha l’Europa sulla nostra vita? Si può parlare di suicidio assistito? Sono domande che fanno paura. Sono temi che fondano l’essere umano, e che è il momento di affrontare senza paura. Perchè la paura fa il gioco del nemico; perché la paura ci indebolisce, ci confonde e ci impedisce di vedere davvero il futuro.