Jimmy Kimmel e la Health care bill negli Stati Uniti

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Lo scorso primo maggio Jimmy Kimmel, un bonario comico e presentatore americano senza particolari velleità politiche – al contrario di molti suoi colleghi – si è lanciato un uno struggente racconto delle difficoltà cardiache incontrate dal suo secondo genito alla nascita, la settimana precedente.
Il racconto è struggente e con una forte carica empatica, ma si chiude con una riflessione che – forse anche a  causa della apoliticità dell’oratore – avrà conseguenze pesantissime nell’opinione pubblica nei mesi a seguire:

«Nessun genitore dovrebbe essere messo nella posizione di decidere se si può permettere di salvare la vita del proprio figlio».

Questa frase sarà ripresa con tale forza sui social network che in molti analisti si sono successivamente chiesti quanto abbia influito il cosiddetto “Jimmy Kimmel effect” sul naufragio della prima riforma sanitaria del presidente Donald Trump. Il discorso bipartisan del padre in lacrime ha raccolto un tale consenso che molti senatori e deputati repubblicani si sono schierati a favore, perfino in difesa della cosidetta legge “Obamacare”, che così tanti mal di pancia aveva causato in passato e tutto sembrava meno che una legge dal vasto consenso nel pubblico.

Il senatore repubblicano Bill Cassidy è arrivato a coniare il termine “Jimmy Kimmel test” promettendo proprio nel Jimmy Kimmel Live che qualsiasi health care plan repubblicano avrebbe dovuto coprire casi come quello del piccolo Kimmel.
Una promessa che probabilmente il senatore rimpiange amaramente, ora che la Cassidy-Graham health care bill sta arrivando al voto in senato e sta nuovamente cedendo terreno sotto agli attacchi del presentatore, che accusa il senatore di aver cavalcato l’onda di commozione per mentire spudoratamente nel suo show.

Se la legge nuovamente fallirà il passaggio parlamentare, sotto la spinta della rinnovata indignazione dei votanti, saremo d ifronte ad un vero e proprio caso di studi sulla comunicazione politica.


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Federico Dolce
35, M, Torino Laureato in Scienze Politiche, lavoro nell'Informatica da più di 15 anni. Mi occupo di mercato del lavoro, geografia politica, Europa. E computers.