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Come molti dei miei ultimi articoli, anche questo assomiglia più a un grido di rabbia che a un dibattito scientifico. Mi perdonerete, visti i tempi.

La premessa al discorso è semplice. Io sono una di quelle persone che inorridisce quando sente parlare Salvini (che proprio non riesco a chiamare ministro, mi sanguinano le orecchie). Sono una persona che ha studiato a lungo, tanto, tra storia, antropologia e religione, e non sono una dalla lacrima facile. Non mi considero una persona che a prescindere si muove spinta da bontà per il genere umano. Non sono Biancaneve insomma. Eppure appena Salvini parla io rabbrividisco. La sua agenda politica di odio verso lo straniero – messa a punto solo per distrarre dalle vere radici dei problemi italiani sui cui lavorare – è quanto di più rivoltante possa vivere oggi l’Italia. Pur riconoscendo che non è il primo – nè sarà l’ultimo – ad impiegare con estrema lucidità un linguaggio che mira all’agitazione, all’allarmismo e alla paura per l’altro, mi fa venire lo stesso la bile.

Perchè? Perchè siamo in un’era in cui, volendo – VOLENDO – saremmo tutti in grado di aprire una pagina internet, leggere le notizie, fermarci un attimo (pausa zen), aprire una seconda pagina per verificare quello che viene detto nella prima, e capire se ci vengono dette balle o verità.

Non lo facciamo. Cioè, alcuni lo fanno; molti no. Molti si accontentano di credere a quanto viene detto. Si accontentano di questa rabbia: perchè in fondo siamo tutti arrabbiati, tutti delusi e tutti stanchi, e molti son ben felici di potersi scagliare contro chi sta peggio. Senza rendersi conto che i responsabili dei loro mali sono proprio quegli altri. Quelli ricchi e potenti che continuano a decidere del nostro futuro, sbarco più, sbarco meno. E a ben vedere, sono più contenti di prendersela con chi sta peggio perchè è più facile, in effetti, che non scagliarsi contro chi sta in alto – che forse un po’ è anche fonte di invidia e ammirazione.

E tutti quelli che invece stanno cercando di dire che no, non è così che si supera la crisi, non è respingendo gli altri che diventiamo più ricchi, non è uccidendo uomini e donne in mare che difendiamo il nostro futuro… ecco, tutti quelli sono diventati BUONISTI. Termine dispregiativo e denigratorio per sminuire (?) chi sta cercando di mantenere una certa lucidità e umanità in questa tempesta di schifezze. Termine per indicare che, in fondo in fondo, non c’è differenza tra chi vorrebbe affondare dei migranti e chi richiede di salvare chi è in difficoltà; si è umani allo stesso modo, solo che i buonisti sono ipocriti (e chissà cos’altro), perché fanno finta di essere buoni come la Fata Madrina di Cenerentola.

Mi piace buttare anche una pillola di storia, a costo di fare la parte (e la fine) del Grillo Parlante: “buonista” suona molto come “pietista”… suona familiare? Venivano chiamati “pietisti” (ovviamente con senso profondamente dispregiativo) quegli ariani che nell’Italia fascista delle leggi razziali osavano opporsi alle leggi razziali. Com’è andata quella volta?

La parola “buonista” (così come il suo illustre precedente) è solo un’altra delle armi di propaganda impiegate per screditare chi sta cercando di tenere la rotta verso una base minima di umanità, nel tentativo di non perdere di vista quali sono davvero i cattivi contro cui concentrare le fatiche. Perché su una cosa siamo tutti d’accordo, i cattivi esistono. Solo che i “salvinisti” (li chiamerò così) stanno guardando dalla parte sbagliata. Vi butto qualche approfondimento, scritto da qualcuno che scrive meglio di me, che spero possa aiutare ad aprire gli occhi su chi sono i cattivi.

Accordo Libia Italia sui Migranti

Il medico di Lampedusa 

Alcune cifre, vere, sui migranti

Lettera aperta a Matteo Salvini

Io sono buonista. Perchè l’idea di lasciare morire gente in mare mi rivolta. Perchè casa loro è troppo piena di gente nostra che sta ciucciando fino all’ultima goccia di risorsa. Perchè anche io sono arrabbiata, ma non con chi arriva qui in cerca di sopravvivenza, e faccio ancora fatica a capire come la nostra mancanza cronica di lavoro (causata da meccanismi di globalizzazione che retribuiscono i pochi) possa davvero essere imputata a chi è messo ancora peggio di noi.

In piemontese si direbbe: ma non si sentono un po’ gnugni? Come a dire, dei boccaloni, che si bevono qualsiasi cosa… Sono davvero così pigri? Così ignoranti? Così sprovveduti da non vedere l’orlo del baratro?

Lo sta dicendo già qualcuno in questi giorni, e mi accodo: non siamo noi che siamo buonisti. Sono loro che sono fascisti. E che veleno dopo veleno si ritroveranno poveri come prima, se non di più, e ad un certo punto sarà troppo tardi anche per loro.

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Marianna Zanetta
PhD in Antropologia
PhD in Antropologia delle Religioni e Studi dell'Estremo Oriente, presso l'Ecole Pratique des Hautes Etudes di Parigi.
Parla spesso di Giappone, di morte e di religione, in ordine sparso.